martedì 30 ottobre 2012
sabato 28 aprile 2012
Programma ideale del partito ideale basato sulla riduzione delle diseguaglianze e delle ingiustizie
- riduzione degli stipendi dei dirigenti pubblici ad un max di 150.000 euro l'anno, comprese le partecipate
- pensioni d'oro ricondotte all'equivalente del sistema contributivo od a 5.000 euro al mese
- 2 camere con 150 parlamentari ciascuna
- abolizione dei privilegi pensionistici e non a parlamentari e politici
- abolizione di ogni contribuzione statale alla Chiesa cattolica ed a tutte le religioni
- abolizione dell'8 per mille, resta il 5 per mille da devolvere ad associazioni o religioni
- riduzione dello stipendio dei parlamentari a 5.000 euro al mese più concessione abitazione a Roma per il periodo del mandato
- massimo 2 mandati per parlamentari ed ogni altra carica politica
- patrimoniale dello 0,5% sui patrimoni superiori ai 2 milioni di euro, 1% sopra i 5 milioni, 1,5% sopra i 10...
- potenziamento delle energie rinnovabili
- abolizione delle accise
- Riduzione delle spese militari, con blocco delle commesse per i cacciabombardieri
- ...
giovedì 29 dicembre 2011
Tutti in piazza
Teniamoci in contatto!
New York, Stati Uniti
Madrid, Spagna
Wukan, Guangdong, Cina
Guerra di classe, avanti!
martedì 13 dicembre 2011
Omicidio dei senegalesi a Firenze

Casa Pound sta inziando a rimuovere i link che testimoniano che Gianluca Casseri, 50 anni era uno dei loro.
Prima che la cache di Google scada, la prova di questa sua appartenenza.
Da Wikipedia:
L'apologia del fascismo è un reato previsto dalla legge 20 giugno 1952, n. 645 (contenente "Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione"), anche detta Legge Scelba, che all'art. 4 sancisce il reato commesso da chiunque «faccia propaganda per la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista», oppure da chiunque «pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche».
La "riorganizzazione del disciolto partito fascista", già oggetto della XII disposizione transitoria della Costituzione, si intende (ai sensi dell'art. 1 della citata legge) riconosciuta «quando un'associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista».
http://
domenica 11 dicembre 2011
le scelte del pd
2) Riduzione delle spese militari, con blocco delle commesse per i cacciabombardieri, totale risparmi circa 4 miliardi. Almeno provateci (come sopra);
3) Tetto alle pensioni oltre 5 mila euro, con divieto di cumulo…totale 20 miliardi di euro circa. Almeno provateci (come sopra);
4) Per i capitali scudati, tassazione al 10%...totale circa 4 miliardi, ingaggiando una battaglia legale contro le prevedibili resistenze (lo Stato – se vuole – ha tutti gli strumenti ed i mezzi per vincerla). Almeno provateci (come sopra).
Fate questo tentativo, cercate di imprimere una svolta sociale (e direi morale) a questa necessaria manovra: se non altro potrete dire di averci messo tutto l’impegno per evitare che il peso dei terribili sacrifici imposti sia sostenuto completamente dai poveri cristi!
lunedì 24 ottobre 2011
tutti ridono di berlusconi...
penso che a questo punto b. sia talmente indegno di rispetto che saltano pure le convenzioni... del resto, con le intercettazioni dei commenti di b. sia su merkel che sarkozy, b. meriti qualche frecciatina... chi si offende come italiano invece non capisce o non vuole capire... la risposta del premier francese è stata "abbiamo rispetto per le istituzioni politiche, economiche e finanziare italiane" ergo "non ne abbiamo solo per berlusconi". cosa che ritengo estremamente condivisibile.
venerdì 2 settembre 2011
cia-bbiamo conoscenze
Tra i servizi offrono loro anche l'accesso ad internet wi-fi.
Siccome queste non si muovevano mai di casa e stavano fisse a guardare i film in streaming, durante la pausa in cui sarebbero dovute andare in vacanza, i miei suoceri decisero di staccare il router ed andare in vacanza anche loro, mentre per qualche motivo era saltata la password; pensarono "meglio, così non navigano in nostra assenza e si godono finalmente la città".
Al loro ritorno, come prima cosa, una delle americane li accolse con un fogliettino in mano dicendo candidamente:
"questa è la password, sapete, mio fratello lavora alla Cia".
Questo fratello, in remoto da Langley (Virginia), era riuscito ad aiutare la sorellina in difficoltà...
domenica 24 luglio 2011
domenica 3 luglio 2011
Bisignani, chi?
Per chi, come me, non ha avuto tanto tempo per seguire i recenti sviluppi
politico-giudiziari (vedi inchiesta P4 e compagnia) è stato molto utile leggere
i due articoli che vi allego, comparsi sul Fatto Quotidiano un anno fa e nei
primi mesi di quest'anno, quindi prima di inchiesta ed arresto di Bisignani.
Nel primo si capisce bene cosa ha fatto costui a partire dai tempi della P2,
prima di venire ai (dis)onori delle cronache; nel secondo ci sono chiavi di
lettura interessanti degl attuali scontri "politici" (si fa per dire...).
Nel'insieme il quadro avvilente è quello di un Paese governato da piccoli
gruppi di potere occulto che davvero chiamare lobby è un complimento..
ENRICO
___________________
Luigi Bisignani, l'uomo che collega
Ai bei tempi della P2 era una promessa. Mantenuta: oggi, a un passo da Gianni Letta, conta più di un ministro. È il punto di collegamento alto tra lobbisti della P3, uomini della cricca, personaggi della banda larga di Finmeccanica.
Il Fatto quotidiano, 24 luglio 2010
di Gianni Barbacetto
Non troverete il suo nome nelle carte giudiziarie delle tante inchieste in corso sugli scandali di questa caldissima estate 2010. Eppure è il nome che le collega tutte. Non parliamo di responsabilità penali, che son faccende da magistrati. Ma di rapporti, contatti, relazioni. Chi è l'uomo che unisce, a un livello alto, lobbisti della "nuova P2", uomini della "cricca", personaggi della "banda larga" di Finmeccanica? Luigi Bisignani è un punto di convergenza. Certo, definirlo "consulente di palazzo Chigi" è impreciso da un punto di vista formale. E non è bella neppure la battuta che circola a Roma, secondo cui Bisignani è stato nominato da Silvio Berlusconi sottosegretario di Stato per interposta persona (in realtà sulla poltrona di sottosegretario è seduta la sua compagna, Daniela Santanché). Eppure Bisignani è, di sicuro, uomo dalle molteplici relazioni, incrocia mondo imprenditoriale e mondo dell'informazione, controlla tante persone, collega molti ambienti. Ed è ascoltatissimo da Gianni Letta, tanto da essere oggi certamente più influente di un sottosegretario.
Non ama apparire. A differenza di tanti altri animali del circo berlusconiano, ritiene che l'esibizione sia, oltre che di cattivo gusto, anche nemica del potere vero. Così, lui che ha tanti amici fedeli nei giornali e nelle società di pubbliche relazioni (quelle che contano), non li attiva mai per una citazione, per una notizia su di sé. Anzi, è difficile trovare negli archivi perfino qualche sua fotografia da pubblicare. È ben altro quello che chiede, quello che ottiene.
Al piano inferiore del caos italiano si muovono bande, cricche e logge, poi subito derubricate, raccontate come l'agitarsi di "tre pirla", "quattro sfigati", improbabili "amici di nonna Abelarda". Al piano di sopra, al riparo da rischi e incursioni giudiziarie, almeno per ora, stanno i registi e gli utilizzatori finali. Bisignani è personaggio di grande simpatia, dalla mente lucida e dall'intelligenza rapidissima. Scrive romanzi gialli e parla, oltre che con Letta, con Angelo Balducci, con Guido Bertolaso, con Denis Verdini, con Pier Francesco Guarguaglini, con Cesare Geronzi...
Ha un certo know-how. Ha sempre negato l'appartenenza alla P2, quella classica, eppure le carte e la tradizione orale gli attribuiscono la tessera 1689 e la qualifica di reclutatore. Nel 1981, quando Giuliano Turone e Gherardo Colombo scoprirono a Castiglion Fibocchi gli elenchi della loggia segreta di Licio Gelli, il ragazzo aveva solo 28 anni. Brillante giornalista dell'Ansa, precoce capoufficio stampa del ministro del Tesoro Gaetano Stammati (piduista) nei governi Andreotti degli anni Settanta. Era una giovane promessa. Mantenuta: dieci anni dopo ha attraversato la stagione di Mani pulite solo con qualche fastidio in più. Una condanna (3 anni e 4 mesi per aver smistato la maxitangente Enimont, ridotti in Cassazione a 2 anni e 8 mesi) che dimostra che il ragazzo, nel 1993, a 40 anni, potente responsabile delle relazioni esterne del gruppo Montedison, era cresciuto. Anche in abilità e coperture, visto che il peggio di quella stagione resta ancor oggi segreto. Qualcosa ha raccontato Gianluigi Nuzzi nel suo libro "Vaticano Spa". Negli anni Novanta, infatti, zitto zitto Bisignani manovra una gran quantità di soldi parcheggiati in Vaticano. Con l'aiuto di monsignor Donato de Bonis, già segretario di Paul Marcinkus, cardinale e indimendicato compagno di scorrerie dei bancarottieri Michele Sindona e Roberto Calvi. L'11 ottobre 1990, dunque, Bisignani apre, con 600 milioni in contanti, un conto riservatissimo presso lo Ior . È il numero 001-3-16764-G intestato alla Louis Augustus Jonas Foundation (Usa). Finalità: "Aiuto bimbi poveri".
"Bisignani ha ottimi rapporti con lo Ior da quando si occupava di Calvi e dell'Ambrosiano", raccontò poi de Bonis in un'intervista. "La sua è una famiglia religiosissima; suo padre, Renato, un alto dirigente della Pirelli scomparso da anni, era un sant'uomo, la madre, Vincenzina, una donna tanto perbene. Bisignani è un bravo ragazzo. L'Istituto si occupa di opere di carità e gli amici aiutano i poveri, quelli che non hanno niente. Anche il sarto Litrico mi diceva 'io vesto i ricchi per aiutare i poveri'".
I bimbi poveri, in realtà, non ebbero gran giovamento dai soldi della Jonas Foundation. Il 23 gennaio 1991, de Bonis si presenta allo Ior con quasi 5 miliardi di lire in titoli di Stato, li monetizza e suddivide il ricavato su due conti: 2,7 miliardi sul deposito dell'amico Bisignani, mentre quasi 2,2 li accredita sul conto Cardinale Spellman, che gestisce in proprio e per conto di "Omissis", come viene chiamato in Vaticano Giulio Andreotti. Dal conto Spellman parte subito un bonifico da 2,5 miliardi al conto FF 2927 della Trade Development Bank di Ginevra: è la prima tranche della supermazzetta Enimont, "la madre di tutte le tangenti", che andrà a irrorare, a pioggia, i partiti politici italiani per benedire il divorzio di Stato tra Eni e Montedison.
Nel giro vorticoso della lavanderia vaticana, sul deposito Jonas Foundation di Bisignani entrano 23 miliardi. E lui, fra l'ottobre 1991 e il giugno 1993, ne ritirerà in contanti 12,4. Che l'uomo sia sveglio lo si capisce già nell'estate del 1993, quando annusa il disastro (i magistrati di Mani pulite stanno per arrivare alla maxitangente Enimont): così il 28 giugno di quell'anno corre allo Ior, ritira e distrugge i documenti che vi aveva lasciato all'apertura dei conti e chiude il Jonas Foundation. Ritira, in contanti, quel che resta: 1 miliardo e 687 milioni. Non avendo borse abbastanza capienti, deve fare due viaggi per portar via il malloppo. Un mese dopo è latitante. È il momento più nero di Mani pulite. Tre protagonisti della vicenda Enimont muoiono in circostanze drammatiche: il presidente dell'Eni Gabriele Cagliari con un sacchetto di plastica in testa in una cella di San Vittore; il regista sconfitto dell'operazione Enimont, Raul Gardini, con un colpo di calibro 7,65 nella sua dimora milanese; il direttore generale delle Partecipazioni statali, Sergio Castellari, con il volto spappolato nella campagna romana.
Tanti conti non tornano, in questa storia. Anche quelli dei soldi. La tangentona Enimont, rivelano i documenti vaticani messi a disposizione da Nuzzi, era ben più grossa di quella individuata dai magistrati di Mani pulite. E molti personaggi sono stati coperti dai silenzi vaticani. Tra questi, l'ineffabile "Omissis". Almeno 62 miliardi sono stati nascosti, si sono volatilizzati. E di questo tesoro rimasto segreto, 1,8 miliardi sono passati sul conto di Bisignani.
Quattordici anni dopo, un altro magistrato bussa alla sua porta. Si chiama Luigi De Magistris, alle prese con l'inchiesta Why not. Sta indagando su un comitato d'affari attivo in Calabria, ma con la testa a Roma. È convinto che sia organizzato come un'associazione segreta, una nuova P2, tanto che contesta ai suoi indagati proprio il reato previsto dalla legge Anselmi. È convinto che Bisignani di questa nuova P2 sia uno dei punti di riferimento. Il 5 luglio 2007 si presenta di persona, a sorpresa, ai suoi indirizzi romani, l'abitazione e la sua azienda Ilte (Industria Libraria Tipografica Editrice) di piazza Mignanelli. Ha un mandato di perquisizione. Bottino scarso: qualche documento e un Blackberry 7230 blu. "Ho avuto l'impressione che fosse stato avvertito: lui era volato improvvisamente a Londra", dice oggi De Magistris. "Dopo quella perquisizione, le manovre contro di me hanno un'accelerazione. Due mesi dopo mi sottraggono l'indagine".
Di Why not restano oggi soltanto i rapporti accertati degli indagati. Bisignani, per esempio, era in contatto con molti politici, imprenditori, manager, uomini degli apparati. Tra questi, Clemente Mastella, allora ministro della Giustizia, Walter Cretella Lombardo, potente generale della Guardia di finanza, Salvatore Cirafici, il dirigente di Wind responsabile della gestione delle richieste di intercettazioni e tabulati inviate all'azienda telefonica da tutte le procure italiane.
Oggi, tre anni dopo, nuova indagine, nuovo comitato d'affari, nuova P2. Luigi Bisignani resta a guardare, dall'alto. Ha visto sbriciolarsi la Prima Repubblica, la Dc, il Psi. Non s'impressiona certo per la decomposizione del berlusconismo.
L’uomo dei segreti tra tangentopoli, santi e Santanchè
Sabato 05 Marzo 2011 21:08
Il potere invisibile di B. Nel senso di Bisignani, non Berlusconi. Una sorta di B2, che suona bene perché il cinquantasettenne Luigi Bisignani detto Gigi nella Prima Repubblica aveva la tessera numero 1689 della loggia P2 del Venerabile Licio Gelli. Allora, Bisignani era un giovane andreottiano che bruciava le tappe. Giornalista promettente dell’Ansa entra nel Palazzo come capoufficio stampa di un ministro democristiano, Gaetano Stammati. La sua rete politica si estende all’industria e alla finanza. Collabora con Raul Gardini e la Ferruzzi. ConosceCesare Geronzi. Ma l’ancièn regime del pentapartito finisce male anche per il potente Bisignani. Latitante e arrestato due volte per la maxi-tangente Enimont transitata sui conti vaticani dello Ior.
Fin qui la sua prima vita. Per la seconda, un velo è alzato nel luglio del 2008 da un’intervista a Repubblica di Giuliano Tavaroli, l’ex capo della security di Telecom accusato di dossieraggio illecito. Tavaroli parla dei suoi rapporti romani e dice: “Mi immagino una piramide. Al vertice superiore Berlusconi. Dentro la piramide, l’uno stretto all’altro, a diversi livelli d’influenza,Gianni Letta, Luigi Bisignani, Scaroni, Cossiga, Pollari. È il network che, per quel che so, accredita Berlusconi presso l’amministrazione americana. Io non esito a definire questa lobby un network eversivo che agisce senza alcuna trasparenza e controllo. Mi resi conto subito che quella lobby di dinosauri custodiva segreti (gli illeciti del passato e del presente) e li creava”.
Attenzione alle date. Nel 2008 ancora non sono esplosi gli scandali sessuali del Caimano. La situazione si ribalta del tutto nella primavera successiva del 2009. Il Cavaliere va a Casoria alla festa di compleanno di Noemi Letizia. Gianni Letta confida ai suoi amici, sconsolato: “Uno statista non può andare a una festa a Casoria”. Nell’inner circle del premier inizia l’era delle congiure per un’eventuale transizione di emergenza. A scontrarsi sono due filiere di poteri forti. Una è quella descritta da Tavaroli, con Letta e Bisignani, l’Eni di Scaroni, i Servizi. Custodire segreti. Oppure crearli. Qualcuno la chiama la “Ditta”. Nei palazzi romani il nome più sussurrato è quello di Bisignani, ufficialmente solo un stampatore con studio a piazza Mignanelli. Il leghista Roberto Calderoli aggiunge un altro tassello, quando si sfoga per il ministero breve del suo amico Aldo Brancher, a suo dire vittima di un linciaggio mediatico: “Certi poteri forti giudicano male la politica che decide senza il loro permesso. E il Corriere della Sera è il terminale di queste manovre”. Ed è proprio il quotidiano di Ferruccio de Bortoli, esattamente un anno fa, a essere protagonista di un giallo. Un editoriale di Ernesto Galli della Loggia sul “Pdl partito fantasma” viene tolto dalla pagina e poi ripubblicato il giorno dopo per stroncare sospetti. A sorpresa, Della Loggia istituzionalizza lo scontro in atto: “È dalla famigerata notte di Casoria, che le maggiori insidie vengono a Berlusconi e al suo governo non già dall’opposizione ma proprio dalla sua stessa parte, se non addirittura dalle stesse cerchie a lui più vicine. Dalla primavera dell’anno scorso si stanno ordendo a ripetizione intrighi, organizzando giochi e delazioni, quando non vere e proprie congiure (non mi riferisco certo all’azione del presidente Fini, il quale, invece, si è sempre mosso allo scoperto), allo scopo di trovarsi pronti, con i collegamenti giusti, quando sarà giunto il momento, da molti dei cortigiani giudicato imminente, in cui l’Augusto sarà costretto in un modo o nell’altro a lasciare il potere”. Avversario della “Ditta” di Letta e Bisignani è il cartello di Giulio Tremonti, che ha buoni rapporti con la Lega ma fa sponda con il finanziere bianco Giovanni Bazoli per arginare dentro Rcs Cesare Geronzi, incluso nella filiera romana.
I due fronti si danno battaglia su tutto: dalla potenziale transizione alla gestione corrente di nomine e appalti. La “Ditta” è bersagliata da più parti. Letta viene azzoppato dalle inchieste sulla cricca di Bertolaso e Anemone, anche se non usciranno mai le temute intercettazioni sul suo conto. Prima ancora viene accusato dai falchi del Pdl sulle falle nella rete di sicurezza delle residenze del premier. Ma tocca ancora al leghista Calderoli sparare un nuovo attacco sulle congiure della “Ditta” ed evocare le elezioni anticipate per sventarle: “Quando i leader di una maggioranza lo decidono si va alle urne. E così si dà una lezione ai viscidoni che anche all’interno del governo mantengono ambigue connivenze coi poteri forti. Ce n’è uno in particolare, ma non è il solo, ce ne sono dieci-venti che hanno la coscienza sporca. Chi deve capire capisce. Ma stia certo il Gran Visir dei poteri forti: non l’avrà vinta”. Il ministro Brunetta gli dà manforte e arriva a parlare di “élite di merda che preparano un colpo di Stato”. Lo stesso Berlusconi fa riferimento a “un’entità esterna” che lavora contro il governo. Qualche giorno dopo, sarà il suo fedele Confalonieri a dare l’interpretazione autentica: “Ovunque l’opposizione tenta di far cadere i governi; la differenza è che in Italia l’opposizione non la fanno i partiti di sinistra, che sono messi malissimo, ma una parte dell’establishment”.
Non solo: come riportato dall’Espresso, il Cavaliere definisce così Bisignani: “Oggi è l’uomo più potente in circolazione. Più potente di me”. Il versante più torbido della “Ditta” sarebbe però un altro ancora: per una fase Bisignani è vicino, attraverso la zarina berlusconiana Daniela Santanchè, al Giornale di Feltri e Sallusti nel momento in cui il quotidiano è accusato di essere una macchina del fango. Custodire segreti oppure crearli. Primo step: il caso “Boffo-Avvenire”, che in realtà serve a cuocere lento il Cavaliere perché gli brucia i rapporti con la Chiesa, già precari per il bunga bunga. Quando è il turno di Fini con la casa di Montecarlo, sono i colonnelli di Fli a dare addosso a Bisignani, come “il braccio destro operativo di Gianni Letta, l’uomo delle nomine delicate, che governa nelle informazioni più sensibili il sito di Dagospia, sostenuto dai finanziamenti di Eni ed Enel”. Oggi nell’inner circle del Caimano i due fronti litigano per un succoso pacchetto di nomine, funzionale al fatidico dopo Berlusconi. Nella battaglia finale qualcosa è cambiato: Bisignani e Santanchè hanno rotto, il “Corriere” appare riposizionato su Tremonti e dà spazio all’inchiesta sulla P4. E nella “Ditta” si guarda con interesse alle inchieste sugli uomini più legati al ministro dell’Economia, come Marco Milanese.
Fabrizio d’Esposito - Il Fatto Quotidiano - 05 marzo 2011
venerdì 25 febbraio 2011
iphone perso o rubato
CELLULARE OMBELICALE
FIND MY IPHONE: in inglese suona meglio che italiano (Trova il mio
iPhone) ma prosodia a parte, l'opportunità di recuperare un aggeggio
che nell'ultima versione costa minimo 659 euro è forse la fine d'un
diffusissimo tecno-incubo: smarrire il prezioso telefonino o farselo ru-
bare. La distinzione non è così netta: voglio conoscere uno che trova
un iPhone e lo restituisce. Con l'applicazione, da un computer o da un
altro iPhone o iPad, e finanche iPod touch di quarta generazione, è
possibile localizzare il telefono scomparso su una mappa. Farlo suo-
nare anche se è stato silenziato da qualcuno che se l'è appena infilato
in tasca. Mandargli un messaggio che compare anche se ha tolto la
tua scheda e messo la sua: “So dove sei, restituiscimi l'iPhone”. Alla
peggio lo si può invogliare a mollare il maltolto in cambio d'una man-
cia: in caso contrario bloccherai il telefonino e non ci guadagna niente
nessuno (anche se sicuramente c'è un nego-
zio in grado di rompere il blocco, nelle varie
Chinatown del mondo). Alla peggio puoi can-
cellare i tuoi dati (numeri, sms, mail) e ripri-
stinarli se tutto finisce bene. Frutto della tec-
nologia clouding che consente d'operare in
remoto sul computer, Find my iPhone p a re
funzioni: è un rassicurante cordone ombeli-
cale virtuale, un embrione di coscienza digi-
tale collettiva. Esiste pure l'applicazione per
iPad, più difficile da perdere ma non meno
amato e soggetto a furti.
domenica 30 gennaio 2011
ultimo sondaggio sul premier
Ultimo sondaggio sul premier: 6 italiani su 10 a favore dell'eutanasia
giovedì 27 gennaio 2011
rimuoviamolo
Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. E’ la Repubblica che deve rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà dei cittadini e la loro effettiva partecipazione.
(art.3 della Costituzione: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese)
Ma cos’è la Repubblica? E’ l’Italia stessa la cui sovranità è del popolo ossia di tutti i suoi cittadini.
(art.1: L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione)
Cosa devono fare i cittadini? In presenza di un soggetto anche istituzionale che aumenta la propria libertà a discapito della libertà dei cittadini, questi hanno l’obbligo morale e civile nonché costituzionale di rimuovere questo ostacolo.
(art.2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale)
Ora mi domando: come può esistere la possibilità che un cittadino italiano venga chiamato dai giudici a rispondere di accuse comunque sostenute da prove almeno di una qualche apparente fondatezza e lui possa decidere di non presentarsi?
Possiamo noi italiani prenderlo di peso e portarcelo? Qualche altra idea?
giovedì 16 dicembre 2010
La crisi politica italiana vista dall'estero
http://www.nytimes.com/2010/12/16/opinion/16thurs2.html?_r=1&ref=silvio_berlusconi
In sintesi:
Italy needs a new government bold and credible enough to undo the damage of the Berlusconi era.
EDITORIAL
Italy’s Crisis of Confidence
Published: December 15, 2010
Prime Minister Silvio Berlusconi of Italy survived a parliamentary vote of confidence on Tuesday, but his discredited government no longer commands a working majority. That is not a situation Italy can put up with for very long. New leaders, new elections and a more honest approach to governing are urgently needed.
Investors are nervous about Italy. It is not Greece or Ireland; its deficits are manageable and much of its debt domestically held. But even before the financial crisis, Italy’s growth rates lagged behind those of its European peers, sunk by pervasive corruption and burdensome bureaucracy at every level of government. It needs a credible government that can ask for tough sacrifices at home, patience from creditors abroad and support from other European governments.
Mr. Berlusconi’s main claim to power was that he alone seemed capable of holding together the disparate center-right factions that, when united, form Italy’s usual political majority. He is now unable to do even that. The rapid evaporation of his political support was not the result of any ideological shift in Italian politics. The center-right parties still command large majorities in Parliament and in the country. Italy’s fractured center-left still looks unable to unite or to govern.
Mr. Berlusconi’s failure is personal. Imperious and ever willing to skirt legal niceties, he has alienated even close political allies in recent months with a succession of outrageous scandals, blatant conflicts of interest and special laws crafted to shield him from prosecution.
Whether or not, as the WikiLeaks cables reported, Mr. Berlusconi exhausted himself from all-night partying, his performance in office has exhausted Italy, demeaning public discourse and weakening the rule of law.
All Italian political leaders share blame for the country’s mess. But Mr. Berlusconi was the one who promised to make things better. Instead, he made them worse. For now, he remains in office. A prolonged caretaker administration is not the answer. Italy needs a new government bold and credible enough to undo the damage of the Berlusconi era.
martedì 16 novembre 2010
Come ci vedono dall'estero
da: http://www.repubblica.it/politica/2010/11/16/news/newsweek_berlusconi-9160225/
Il Guardian:
"Diventa sempre più difficile capire che cosa debba fare ancora Silvio Berlusconi per essere cacciato. Nella maggior parte dei Paesi, soltanto uno delle decine di scandali che lo hanno visto coinvolto sarebbe bastato per finirlo politicamente. Ogni volta che ne esplode uno nuovo, più sordido e incredibile del precedente, viene da pensare che questa volta non riuscirà a scamparla. Si pensa, speranzosi, questa volta non riuscirà a sopravvivere ad una sentenza che afferma che ha corrotto un avvocato perché testimoniasse il falso. O a scrollarsi di dosso la montagna di prove a sostegno del fatto che organizza con regolarità orge con escort a pagamento, nelle sue residenze private e ufficiali. Invece è ancora al potere, ancora il leader di uno dei paesi più colti ed importanti d'Europa. Dopo tutti questi anni, continua a sembrare incredibile". La conclusione è che "l'unico modo per liberare la politica italiana dalla sua immensa e deleteria influenza sarebbe che morisse, oppure che il Paese subisse una completa e programmatica deberlusconizzazione, nel tentativo di tornare alla normalità dopo 20 anni di lavaggio del cervello televisivo". Fra le due è più probabile la prima, si legge sul Guardian, "anche se appare molto lontana".
lunedì 11 ottobre 2010
Esenzioni fiscali concesse alla Chiesa, la Ue processa l’Italia-brevi cenni
di Rita Pianese
Lo Stato italiano è soggetto ad un’indagine formale dell’Ue per aiuti di stato incompatibili con le norme sulla concorrenza, dovuta alle esenzioni fiscali concesse alla Chiesa.
Si mette in moto un’indagine approfondita sui privilegi fiscali attribuiti agli enti ecclesiastici in settori-ospedali, scuole private, alberghi e una serie di altre strutture commerciali- in cui la Chiesa gode di un’esenzione totale dell’ICI e di uno sconto pari al 50% dal pagamento sull’Ires.
La procedura per aiuti di stato sarà aperta a metà ottobre dalla Commissione europea e, alla luce delle informazioni a disposizione della stessa, non si può escludere che tali misure costituiscano un aiuto di stato; l’indagine si impernierà su tre fronti: il mancato pagamento dell’ICI, l’art.149 comma 4 del testo unico delle imposte sui redditi (che conferisce la qualifica di enti non commerciali a quelli ecclesiastici), e lo sconto del 50% dell’Ires concesso agli enti della Chiesa operanti nei settori della sanità e dell’istruzione.
Innanzitutto, prima di procedere alla disamina della questione, è opportuno dar conto del corretto inquadramento costituzionale delle esenzioni.
L’esenzione consiste in una norma eccezionale che sottrae a tassazione beni e persone che secondo regola dovrebbero essere tassati. Essa è costituzionalmente legittima se il fine a cui è preordinata è degno di tutela: cultura, beneficenza, risparmio(…),va chiarito poi che la Chiesa, se usufruisce di tali agevolazioni, lo fa in maniera identica alle altre confessioni religiose e agli altri enti non commerciali, e non in virtù di uno stato preferenziale che potrebbe avvantaggiarla rispetto alle une o agli altri.
Ai fini di una più chiara comprensione della vicenda è opportuno specificare che le esenzioni all’ICI sono previste dalla legge istitutiva dell’imposta.
Il decreto legislativo n.504/1992, infatti, prevede una serie di esenzioni tra cui, volendo semplificare, sono previste quelle per i fabbricati destinati all’esercizio del culto, e quelle per i fabbricati appartenenti ad enti non commerciali e destinati a particolari finalità ritenute meritevoli di tutela da parte del legislatore.
Ebbene, mentre per i fabbricati destinati all’esercizio del culto l’esenzione non presenta problemi interpretativi, nel caso di cui sopra, è l’ultima previsione ad essere al centro dell’attenzione poiché in essa possono essere ricompresi enti ecclesiastici le cui attività esercitate necessitano di un corretto inquadramento.
È una questione da valutare bene, la Chiesa deve pagare giustamente le tasse, evitando di affittare alloggi al centro storico a 1000 euro al mese godendo dei privilegi fiscali. Bisogna distinguere i luoghi di culto, quelli deputati all’assistenza e alle opere caritatevoli, dalle attività, che pur essendo del Vaticano, producono reddito.
Tali esoneri garantiscono alle strutture cattoliche un risparmio di due miliardi di euro annuali e un vantaggio notevole sulla concorrenza laica. Va indubbiamente valutata la situazione e va fatta una seria riflessione sull’argomento.
Dal punto di vista della concorrenza vi è un’evidente disparità.
È necessario pertanto un approfondimento accurato su beni immobili e proventi al fine di non creare squilibri tra i cittadini ed evitare le disuguaglianze.
Le vicende di cui si discute erano già state portate a Bruxelles, nel 2008, a seguito di formale richiesta di alcuni esponenti politici italiani, e nel 2010, ma la Commissione aveva in entrambe le circostanze archiviato il caso.
Oggi invece siamo in una situazione diametricalmente opposta; sarà infatti difficile per l’Italia scampare alla condanna poiché “l’esistenza dell’aiuto e resa chiara dal minor gettito per l’erario” e la norma viola la concorrenza “in quanto i beneficiari degli sconti ICI sembrano effettivamente essere in concorrenza con altri operatori nel settore turistico-alberghiero e della sanità”.
Entro 18 mesi sarà Bruxelles a decidere se assolvere o condannare il nostro Paese e conseguentemente porre fine a tali privilegi.
mercoledì 6 ottobre 2010
La Gelmini perde il ricorso contro la riforma della scuola
http://italianimbecilli.blogspot.com/2010/10/la-gelmini-perde-il-ricorso-la-riforma.html
se vivessimo in un Paese civile e libero, la notizia bomba da diffondere attraverso la tv di Stato sarebbe proprio questa: il Consiglio di Stato contesta la riduzione dell'orario degli istituti tecnci e professionali voluta dal ministro Gelmini. Invece il regime continua a nascondere la realtà agli italiani e a fornire numeri inventati e chiacchiere. E' la seconda volta che il Consiglio di Stato boccia la Gelmini e la 'riforma' della scuola. La prima volta è avvenuta l'anno scorso, quando i giudici contestarono i regolamenti del ministro che andavano oltre la delega del Parlamento.
Il progetto scriteriato del governo, declinato sul piano dell'istruzione pubblica, aveva previsto anche la riduzione degli orari negli istituti in oggetto, ne è conseguita una denuncia al Tar del Lazio da parte del mondo della scuola (docenti, genitori, Snals), una denuncia alla quale la Gelmini si era opposta, facendo appello al Consiglio di Stato. Ma il suo ricorso è stato respinto, bocciato dai giudici, per conseguenza le obiezioni dei docenti (e la decisione del Tar) sono state ritenute fondate. Ma certo! Come potrebbe essere diversamente? Riportiamo qui sotto parte della sentenza (scaricabile qui).
'...Considerato che l’appello cautelare non appare assistito da fumus boni iuris, tenuto conto anche del fatto che alla luce del sopravvenuto parere emesso dal Consiglio nazionale della pubblica istruzione l’Amministrazione scolastica non potrebbe esimersi dal rideterminarsi sulla definizione dell’orario complessivo annuale delle lezioni delle seconde, terze e quarte classi degli istituti tecnici e delle seconde e terze classi degli istituti professionali...Sempre in un Paese civile e libero, un siffatto governo - e nella fattispecie un simile ministro - dovrebbe dimettersi all'istante. Ma questo in Italia non avviene. Potremmo anche analizzarne i motivi, ma finiremmo per essere esageratamente prolissi. E' sufficiente ricordare agli italiani che il loro voto politico ha consentito a un piduista corruttore di prendere il potere con l'unico scopo di ripararsi dai guai giudiziari, fare leggi per sè e per gli amici mafiosi e attuare il piano criminale di Licio Gelli. Alla luce (torbida) di questo scopo, come potrebbe dimettersi questo governo? E come potrebbe dimettersi la Gelmini con un semplice 'vai a casa' scritto sui cartelli o urlato nelle piazze? L'abbiamo vista tutti, in varie occasioni, fare lo gnorri di fronte alle proteste e, di più, continuare imperterrita a sostenere una propaganda mirata al dissolvimento dell'istruzione pubblica, sciorinando cifre inventate, enunciando menzogne colossali, smanettando beatamente sul telefonino durante le interrogazioni parlamentari. Il menefreghismo di mussoliniana memoria è parte integrante della propaganda, del modus operandi di questo governo e dei suoi accoliti. E d'altra parte, si sa che 'certa gente' non si dimette mai, piuttosto si farebbe ammazzare.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) Respinge l'appello (Ricorso numero: 7723/2010)'.
In conclusione, solo una domanda: se neppure il Consiglio di Stato riesce a smuovere la Gelmini, cosa potrebbe occorrere per farla evaporare? Meditiamo?
giovedì 30 settembre 2010
Testo integrale del discoso di Di Pietro sulla fiducia a Berlusconi
Con il rischio poi di riperdere e dover pure pagare le spese, come è già successo nel 2005 nel processo Berlusconi Vs Travaglio/Luttazzi per l'intervista del 2001 durante il programma Rai Satyricon (clicca qui per la sentenza, che contiene anche la trascrizione dell'intervista).
Testo integrale
Sig. presidente del Consiglio,
Lei è uno spregiudicato illusionista, anzi un pregiudicato illusionista che, anche oggi, ha raccontato un sacco di frottole agli italiani, descrivendo un’Italia che non c’è e proponendo azioni del Governo del tutto inesistenti e lontane dalla realtà.
Fuori da qui c’è un Paese reale che sta morendo di fame, di legalità e di democrazia e Lei è venuto qui in Parlamento a suonarci l’arpa della felicità come fece il suo predecessore Nerone mentre Roma bruciava.
Quella stessa Roma che anche oggi i barbari padani vogliono mandare al rogo, insieme alla bandiera e all’Unità d’Italia.
Sono sedici anni che racconta le stesse frottole, ma le uniche cose che ha saputo fare finora sono una miriade di leggi e provvedimenti per risolvere i suoi guai giudiziari o per sistemare i suoi affari personali.
Al massimo, ha pensato a qualche altro suo amico della cricca, assicurando a lui prebende illecite e impunità parlamentari, proprio come prevede il vangelo della P2, Cosentino, Dell’Utri e compagnia bella docet!
Anzi, no! Un’altra cosa lei è stato ed è bravissimo a fare, e lo ha dimostrato ancora una volta in questi giorni: comprare il consenso dei suoi alleati ed anche dei suoi avversari. I primi pagandoli letteralmente con moneta sonante, con incarichi istituzionali, con candidature e ricandidature di favore; i secondi ricattandoli con sistematiche azioni di dossieraggio e di killeraggio politico di cui lei è maestro.
Sì, perché Lei, sig. Berlusconi è un vero “maestro”: intendo dire un maestro della massoneria deviata, un piduista di primo e lungo corso, un precursore della collusione e della corruzione di Stato.
Anzi di più. Lei è l’inventore di una forma di corruzione di nuovo conio, più moderna e progredita: cambiare le leggi in modo da non far risultare più reato quel che prima lo era e in modo da non rendere più punibili coloro che prima potevano essere condannati.
Questa mattina, Lei si è gonfiato il petto ricordando un nobile principio liberale: “Ad ognuno deve essere consentito fare tutto tranne ciò che è vietato”.
Certo, ma chi, in Europa, ha scritto con il proprio sangue questo tassello di democrazia liberale non pensava affatto che un giorno si sarebbe trovato davanti ad un signorotto locale che avrebbe dichiarato “non vietato” tutto ciò che gli pareva e piaceva a lui e che non era la legge a governare il sistema ma doveva essere Lui a governare la legge.
Lei, sig. Berlusconi, non è un presidente del Consiglio ma è uno “stupratore della democrazia” che, dopo lo stupro, si è fatto una legge, anzi una ventina di leggi ad personam per non rispondere di stupro!
Lei non è, come alcuni l’hanno definito, uno dei tanti tentacoli della piovra.
Lei è la testa della piovra politica che in questi ultimi vent’anni si è appropriata delle istituzioni in modo antidemocratico e criminale per piegarle agli interessi personali suoi e dei suoi complici della setta massonica deviata di cui fa parte.
Lei, oggi, ci ha parlato della volontà del Governo di implementare la lotta alla corruzione, all’evasione fiscale, alla criminalità economica delle cricche.
E che fa si arresta da solo? O ha deciso di prendersi a schiaffi tutte le mattine appena si alza e si guarda allo specchio?
Lei si è impossessato e controlla il sistema bancario e finanziario del Paese.
Lei controlla le nomine degli organi di controllo che dovrebbero controllare il suo operato.
Lei fa il ministro dello Sviluppo Economico e, come tale, prende decisioni a favore del maggior imprenditore italiano, cioè Lei (e dico maggior imprenditore, non migliore come maggiore e non migliore è l’imprenditoria mafiosa).
A Lei non interessa nulla del bene comune perché si è messo a fare politica solo per sfuggire alla giustizia per i misfatti che ha commesso.
Non lo dico solo io. Lo ha detto pure il direttore generale delle sue aziende, Fedele Confalonieri, ammettendo pubblicamente che “se Berlusconi non fosse entrato in politica noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera”.
Lei si è impossessato dell’informazione pubblica e privata e la manipola in modo scientifico e criminale.
Un esempio? La casa di Montecarlo venduta da Alleanza nazionale. Lei e i suoi amici dell’informazione avete fatto finta di scandalizzarvi nell’apprendere che, dietro quella compravendita, c’è una società off-shore situata in un paradiso fiscale.
Ma si guardi allo specchio, imputato Berlusconi: Lei di società off-shore ne ha fatte ben 64 proprio per nascondere i proventi dei suoi reati societari e fiscali e per pagare tangenti ai politici e ai magistrati e lo ha fatto ricorrendo a quell’avvocato inglese David Mills, condannato per essere stato, a sua volta, da lei corrotto per mentire ai giudici e così permetterle di ottenere un’assoluzione comprata a suon di bigliettoni.
Già! Perché la magistratura che Lei ha corrotto: quella a Lei piace.
Invece, non le piace quella che vuole giudicarla per i suoi misfatti, tanto è vero che ora, al primo punto del suo ”vero programma”, quello di cui oggi non ha parlato, c’è la reiterazione del Lodo Alfano, cioè proprio di quella legge che deve assicurarle l’impunità per un reato gravissimo che lei ha commesso: la corruzione di giudici e testimoni.
Solo per questo fatto, Lei non meriterebbe un minuto in più di rappresentare il Governo italiano e se ancora riesce a starci è solo perché compra i voti ricattando quei parlamentari che si rassegnano a vivere vigliaccamente senza onore o senza coraggio!
Questo è il ritratto che noi dell’Italia dei Valori abbiamo di Lei, sig. Berlusconi!
E Lei, oggi, viene a chiederci la fiducia?
Lo chieda, ma non a noi.
Lo chieda a quelli che ha comprato o ricattato.
Lo chieda ai parlamentari di Futuro e Libertà che finalmente si sono resi conto con chi avevano e hanno a che fare ma non trovano, o non hanno ancora trovato, il coraggio di dissociarsi dal macigno immorale che Lei rappresenta.
Lo chieda al presidente Fini che nel suo discorso estivo a Mirabello ha detto esattamente (ed anzi di più) delle cose che sto dicendo io e ancora indugia a staccare la spina, passando, suo malgrado, da vittima a complice delle sue malefatte!
Lo chieda a tutta quella pletora di disperati che in questi giorni ha convocato a casa sua per offrire loro prebende o per minacciare imbarazzanti rivelazioni e che ora , abbagliati da improvvisa ricchezza o intimoriti dai dossieraggi che Lei ha architettato e commissionato, hanno deciso di vendere la loro anima e il loro onore dandole una fiducia che non merita!
Non lo chieda a noi che siamo stati primi a smascherare le sue reali e criminali intenzioni.
sabato 25 settembre 2010
pro vivisezione
Se uccidendo 100 maiali, 100 gatti e 100 cani salvo la vita anche ad un solo bambino... non va bene?! Cerchiamo di discernere, ci sono dei casi in cui non è possibile fare altrimenti ed occorre testare dei prodotti su esseri viventi; intendo che se si tratta di prodotti farmaceutici e ciò è utile a salvare la vita di qualche essere umano...:
io distingo tra esseri umani ed esseri viventi!
C'è gente che evita come la peste e salta il barbone della strada per andare ad accudire il gattino abbandonato. Va bene così!?
Sono d'accordo che c'è modo e modo di applicare la vivisezione, ma chi è contro la vivisezione è contro la vivisezione, non contro il modo di applicarla...
Sarò cinico, ma lasciatemi pensarla diversamente dalle masse, se così è veramente.
venerdì 17 settembre 2010
Gelmini incapace ed improduttiva
mi sono preso la briga di controllare e pare tutto vero...
http://servizionline.onde.net/eGov/Atti2.mac/input?cOrgano=Consiglio&cOdg=2&cNumero=33&cDataD=2000-03-31&&cCdst=APP&cNrprt=20561&cUfficio=Affari%20Generali/Segreteria&cSettore=SEGRETERIA%20GENERALE&cAsse=7
queste cose non si vengono a sapere eh...?
venerdì 23 luglio 2010
Barbara Berlusconi
Un colpo davvero duro viene mollato a tutti i precari, ricercatori e dottorandi che credono ancora nella bonta’ delle istituzioni accademiche. Il dritto e rovescio lanciati da Don Verze’, sacerdote rettore dell’Universita’ Vita Salute San Raffaele, sono arrivati immediatamente dopo la proclamazione della laurea triennale di Barbara Belusconi, alla quale e’ stata offerta seduta stante una cattedra di una novella Facolta’ di Economia. La notizia ha naturalmente fatto indignare studenti e docenti, creando anche una
rapida mobilitazione sui social network. Mentre milioni di studenti perdono tempo e denaro contro il muro della gerontocrazia, colpiti mortalmente dai continui tagli all’istruzione, sembra che l’unica strada percorribile sia riservata a chi ha cognomi di pregio.
Arrivata a 26 anni al conseguimento della Laurea triennale, la studentessa Berlusconi lascia serie perplessita’ sulla sua validita’ intellettuale rispetto ai colleghi: non una pubblicazione in suo nome, ne’ particolari qualita’ che l’abbiano vista svettare sugli altri. Solamente una docente dell’Ateneo si e’ esposta pubblicamente per protestare contro questa decisione attraverso una lettera al prete rettore, amico di vecchia data del premier, spiegando quanto questa vicenda di servilismo sia umiliante per studenti, docenti e il mercato del lavoro tutto.
