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martedì 10 novembre 2009

squalene e compagnia brutta...

x vedere il pdf originale http://viewer.zoho.com/docs/efdW6


GRUPPO SVILUPPO IN RETE – Padova – 20.10.2009
 
 
1
La pericolosità dell’adiuvante SQUALENE nei vaccini NOVARTIS e GSK per l’influenza A/H1N1
Il primo vero sasso l’ha lanciato pochi giorni fa il quotidiano tedesco "Berliner Zeitung"[1]: il Governo ha comprato 50 milioni di dosi di vaccino
“PANDEMRIX”  della  GlaxoSmithKleine  (GSK)  per  vaccinare  la  popolazione.  Ma  al  tempo  stesso  ha  ordinato  per  i  membri  del  Governo,  i
ministeri e l’esercito 200 mila dosi di un altro tipo di vaccino, il “CELVAPAN” della Baxter.  
Guarda caso, il vaccino GSK contiene,  oltre a un conservante al mercurio (tiomersale), anche un adiuvante sperimentale, lo SQUALENE. 
Quello destinato ai funzionari di Governo invece non contiene né l’uno né l’altro. 
Il  vicepresidente  dell’ordine  federale  dei  medici,  intervistato  dal  quotidiano,  è  stato  esplicito:  i  membri  del  Governo  devono  lasciare  che  il
vaccino “sicuro” che si sono comprati per loro venga invece distribuito ai bambini e alle donne in gravidanza [2]. 
 
1.    Cosa significa questa notizia? Esistono forse vaccini “sicuri” e vaccini “insicuri”? 
 
Purtroppo è  proprio così: lasciamo pure da parte il  problema  del mercurio, da sempre usato nei vaccini e della cui pericolosità  già in molti
hanno  trattato.  Il  fatto  è  che  in  questo  momento,  contro  l’influenza  A/H1N1  esistono  vaccini  che  contengono  un  adiuvante  chiamato
SQUALENE e vaccini che non lo contengono. E quelli attualmente in distribuzione in Italia (Novartis) contengono lo SQUALENE.
L’additivo SQUALENE viene quindi oggi per la PRIMA VOLTA usato su larga scala su tutte le fasce di età, con possibili conseguenze dirompenti
per la salute pubblica. Per questo si parla di vaccino “insicuro”.
 
Ma procediamo con ordine e vediamo subito chi usa lo SQUALENE e chi non lo usa. Sono 3 i vaccini approvati dalla UE:
>FOCETRIA (Novartis): contiene adiuvante MF59 con squalene (9,75 milligrammi) [3]; il Governo italiano ne ha comprato 24 milioni di dosi. 
>PANDEMRIX (GSK): contiene adiuvante AS03 con squalene (10,69 milligrammi) [4]; 
>CELVAPAN (Baxter) NON contiene adiuvanti.  
Per completare l’informazione: >il vaccino PANFLU che verrà prodotto dalla cinese Sinovac NON conterrà adiuvanti. 
>Negli Stati Uniti i vaccini che sono stati ordinati dal Governo NON conterranno adiuvante squalene (il cui utilizzo non è mai stato concesso
dalla Food & Drug administration). 
Per cui è  un dato  di fatto che  nei prossimi mesi a  buona parte  della popolazione italiana verrà  somministrato  qualcosa  dagli effetti ancora
sconosciuti: l’adiuvante “SQUALENE”.
 
2.    Ma cosa sono gli “adiuvanti”? Perché usarli nei vaccini?
 
Gli adiuvanti sono sostanze che  le industrie farmaceutiche hanno scoperto avere la potenzialità  di amplificare la forza di un vaccino: infatti
quando un adiuvante viene iniettato nel corpo umano il sistema immunitario reagisce con più efficacia e quindi basta una minore quantità di
principio attivo (il virus stesso) per ottenere gli stessi risultati [5]. 
In altre parole: le case farmaceutiche hanno scoperto che “potenziando” i vaccini con adiuvanti se ne possono produrre molte più dosi, più
velocemente e a minor costo (l’adiuvante costa ovviamente molto meno del principio attivo) [6].
 
3.    Ma cos’è lo SQUALENE? Perché viene ora usato come “adiuvante”?
Lo SQUALENE è una sostanza presente in natura (sia in alcune piante che in alcuni animali) e, sintetizzata dal fegato, viene prodotta anche dal
corpo umano. Lo SQUALENE è importante per la vita umana in quanto rappresenta uno dei tanti “mattoncini” indispensabili al nostro corpo
per produrre steroidi. Gli steroidi sono elementi fondamentali per la nostra sopravvivenza: sono steroidi il colesterolo, gli ormoni sessuali (es.
testosterone, progesterone) e gli ormoni corticosurrenali (es. cortisolo, androsterone) [7].
I ricercatori della Novartis in questi ultimi anni hanno scoperto che lo SQUALENE, se iniettato nel corpo umano, provoca un’efficace reazione
del sistema immunitario e che quindi iniettandolo insieme a un virus lo SQUALENE funzione cone un “turbo” per amplificare la risposta del
corpo ad una vaccinazione.
Ma  com’è  che  un  adiuvante  (tipo  lo  SQUALENE)  provoca  maggiore  reazione  da  parte  sistema  immunitario?    I  ricercatori  di  immunologia
ancora faticano a dare spiegazioni definitive, in termini molecolari, su come “lavora” nella pratica un adiuvante. 
Ma  una  spiegazione  generica  e  comprensibile  da  tutti  che  viene  data  è  questa:  “gli  adiuvanti  promuovono  una  risposta  infiammatoria  dei
leucociti  in  una  maniera  che  mima  presumibilmente un’infezione  naturale”  [8].  In  altre  parole,  il  sistema  immunitario  riconosce  l’adiuvante
stesso come un aggressore. E se si sceglie l’adiuvante che possiede una proteina particolare in comune con il virus  allora le difese si scatenano
contemporaneamente su tutti e due gli aggressori: virus e adiuvante (teoria dei “due clienti del ristorante” e della proteina Trif [9]).
La reazione di autoimmunizzazione al virus prende quindi il via e in breve tempo il vaccino mostra alla grande i suoi migliori effetti. GRUPPO SVILUPPO IN RETE – Padova – 20.10.2009
 
 
2
Nel caso di utilizzo di adiuvanti di origine minerale (come l’idrossido di allluminio che, per quanto discusso, risulta in uso sin dagli anni ’20),
non sembrano sorgere ulteriori problemi oltre ai comuni allarmi già segnalati da alcuni ricercatori (malattie nervose degenerative riscontrate
nei topi trattati con l’idrossido d’alluminio, ecc. [10]).
I ricercatori devono invece mettersi una mano sulla coscienza quando come adiuvante viene scelto un componente naturalmente prodotto dal
corpo  umano,  come  è  appunto  il  caso  dello  SQUALENE.  Perché  qui  entra  in  gioco  uno  dei  principi  fondamentali  del  sistema  immunitario,
quello detto della “tolleranza” [11]. Secondo tale principio, infatti, il sistema immunitario non attacca quelli che vengono riconosciuti come
elementi prodotti dal corpo stesso. 
O meglio, questo può avvenire solo in rari casi, con un fenomeno simile a quello del “rigetto”: il componente per quanto riconosciuto viene
attaccato perché non si trova dove dovrebbe essere o perché è entrato per una strada non usuale. Per quanto dififcile da spiegare a livello
molecolare, questo è quanto di fatto avviene con lo SQUALENE quando viene iniettato intramuscolo nelle dosi determinate dalla Novartis. 
A questo punto il pericolo è semplice. Ed è costituito dalla possibilità che in alcune circostanze il sistema immunitario dopo aver attaccato per
la  prima  volta  lo  squalene  sviluppi  una  propria  autoimmunità  a  questo  componente  e  continui  ad  attaccarlo  anche  in  seguito  ossia  anche
laddove è giusto e necessario che lo squalene sia invece presente. 
 
Quali le conseguenze sul corpo umano di un’autoimmunizzazione allo squalene? Difficile da dire. In linea di massima la creazione da parte del
sistema  immunitario  di  “anticorpi  allo  squalene”  potrebbe  portare  conseguenze  simili  a  quelle  sviluppate  da  altre  “malattie  autoimmuni”
(ricordiamo che sono malattie autoimmuni, ad esempio, la sclerosi multipla, l’artrite reumatoide e la sindrome di Guillain Barrè [12]). 
Diciamo  che  si  possono  però  ipotizzare  sia  danni  immediati  dovuti  all’attacco  delle  difese  immunitarie  contro  elementi  del  corpo  stesso
(quindi  effetti  simili  a  quelli  causati  dalla  sindrome  di  Guillain  Barré  [13])  sia  danni  successivi,  più  subdoli  e  meno  identificabili,  dovuti  ad
un’alterazione nel processo di produzione degli steroidi.
 
5.    Ma sono mai stati lanciati allarmi sull’utilizzo dello SQUALENE nei vaccini?
Come  molti  già  sanno,  alcuni  anni  fa  lo  squalene  fu  messo  pesantemente  sotto  accusa  in  quanto  ritenuto  una  delle  probabili  cause  di  un
fenomeno  tanto  inspiegabile  quanto  raccapricciante,  la  cosiddetta  “sindrome  della  Guerra  del  Golfo”  [14]:  circa  il  30%  dei  700.000  soldati
partecipanti alla prima missione in Iraq (1991) una volta rientrato in patria manifestò infatti patologie non immediatamente giustificabili (tra
cui disturbi neurologici, infertilità, malformazoni dei feti). 
Tra  le  possibili  cause  venne  presa  in  considerazione  anche  la  possibilità  che  un  additivo,  lo  squalene  appunto,  fosse  stato  inoculato  in  via
sperimentale in alcuni lotti di vaccino contro l’antrace somministrato ai soldati. 
La più grossa ondata  di accuse partì dopo la  pubblicazione, nel febbraio 2000,  di uno studio predisposto  da una scuola epidemiologica che
riferiva come anticorpi allo squalene fossero stati riscontrati nel sangue di molti veterani vaccinati contro l’antrace [15]. Conferme e smentite
da allora si sono susseguite con forza. Ma sostanzialmente le autorità militari americane arrivarono a smontare ogni ipotesi che nel vaccino
contro l’antrace fosse stato aggiunto squalene all’insaputa di tutti. 
Ma rimanendo  sul concreto: le commissioni mediche militari si sono prodigate per negare in tutti i modi che ci fosse lo squalene nei vaccini
all’antrace. Tutti quindi avevano paura che ne fosse dimostrata la presenza. Bene. Resta il fatto 10 milligrammi a dose nei vaccini in mano ai
nostri medici di famiglia ci sono di sicuro.
6.    Ma allora perché la Novartis rassicura che lo SQUALENE è innocuo in quanto già presente sul mercato da anni? 
Eccoci di fronte a uno dei punti più delicati della questione. E anche a uno dei comportamenti più subdoli da parte del produttore Novartis. E’
vero: l’adiuvante MF59 allo squalene è già presente sul mercato sin dal 1997, per la precisone è contenuto in un vaccino Novartis di nome
FLUAD. E’ l’unico, nel senso che nessun altro vaccino adiuvato allo squalene ha mai ottenuto licenza di distribuzione se non questo: il FLUAD.
Milioni di dosi di tale vaccino sono state iniettate dal 1997 e anche se tra gli effetti collaterali rari (meno di 1 su 10.000) si trova guarda caso
proprio la sindrome di Guillain Barrè, nulla in questi anni ha mai fatto pensare che il FLUAD possa rappresentare qualcosa di minaccioso per la
salute pubblica.
Ecco quindi che ogni possibile paura sugli effetti collaterali dello squalene viene sempre affrontata così dalla casa produttrice: “Lo produciamo
da  più  di  un  decennio,  ne  abbiamo  distribuito  milioni  di  dosi,  nessun  problema  serio  è  mai  stato  riscontrato.  Anzi,  è  proprio  un  ottimo
vaccino”.
Chi  si  sofferma  a  questa  semplice  evidenza  potrebbe  anche  dormire  sonni  tranquilli.  Chi  invece  come  noi  va  un  po’  più  a  fondo  di  colpo
inorridisce. 
GRUPPO SVILUPPO IN RETE – Padova – 20.10.2009
 
 
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Il  FLUAD  [16],  il  vaccino  che  pur  contenendo  9,75  milligrammi  di  squalene  non  ha  mai  fatto  male  a  nessuno…è  un  vaccino  destinato
unicamente agli anziani over 65! La licenza non è stata concessa per l’utilizzo per altre fasce di età: nel FLUAD lo squalene è stato per la prima
e unica volta la mondo inserito in un vaccino proprio perché il sistema immunitario di un anziano stenta ad attivarsi all’arrivo dei virus.
Quindi queste “milioni di dosi distribuite” fanno pochissimo testo su quelle che possono essere le conseguenze dello squalene su un sistema
immunitario “giovane” o peggio ancora in piena fase di sviluppo!  
Rassicurare sui possibili effetti collaterali dello squalene sui bambini, sostenendo che non c’è pericolo perché da un decennio viene utilizzato
senza problemi sugli anziani, visto che stiamo parlando di problemi legati allo sviluppo del sistema immunitario è qualcosa che a nostro avviso
non sta né in cielo né in terra.
Non solo, a voler anche pensar male si potrebbe anche avere il dubbio che reazioni collegate all’utilizzo dello squalene (es. lo sviluppo di una
malattia autoimmune come l’artrite reumatoide) possano non esser state rilevate post marketing in quanto scambiate dai medici curanti per
semplici “acciacchi dell’età”.
Così come sconosciute saranno evidentemente, trattandosi di over 65, eventuali conseguenze del FLUAD e quindi dello squalene sulla fertilità
o su eventuali patologie dei nascituri.
Naturalmente la Novartis qualcosa ha predisposto per non rimanere scoperta di fronte a queste critiche: a maggio dell’anno scorso pubblica
infatti i risultati di un primo piccolo test del FLUAD effettuato sui bambini [17]. Lo squalene è stato dunque iniettato nell’inverno 2007/2008 a
269 bambini di età compresa tra i 6 e i 36 mesi di vita. A maggio Novartis dichiara l’ottimo risultato come efficacia contro il virus influenzale e
la sostanziale assenza di “effetti avversi”.  
Peccato  che  riteniamo  ben  scarsa  la  capacità  di  questo  test  di  tranquillizzarci:  il  periodo  di  osservazione  troppo  breve  (qualche  mese),  il
campione  troppo  ristretto  (269  bambini  compreso  il  gruppo  di  controllo)  e  l’età  specificatamente  troppo  giovane  (e  lontana  dalla  pubertà,
periodo di più forte produzione di steroidi e quindi di utilizzo di squalene da parte del corpo) rendono questo test non utile a dimostrare con
certezza la non insorgenza di patologie autoimmuni.
Oltre a questo, Novartis non dà notizia di altri test svolti in passato su fascie di età sotto i 65 anni. 
La  stessa  Organizzazione  Mondiale  della  Sanità,  intervenendo  a  luglio  2006  con  una  nota  per  rassicurare  l’opinione  pubblica  sulla  “non
pericolosità” dell’adiuvante SQUALENE [18] in realtà ottiene l’effetto opposto, sottolineando la contraddizione e aumentando ancora di più i
nostri timori. Si  afferma testualmente: “La Commissione conclude che i timori che lo squalene nei vaccini possa provocare patologici anticorpi
allo  squalene  stesso  è  da ritenersi  infondata.  Si  è altresì  comunque  notato  che  l’esperienza  riguardante  vaccini  contenenti  squalene  è  stata
fatta primariamente su gruppi di anziani. Dovranno quindi essere poste in atto attente verifiche post-vendita per identificare eventuali effetti
indesiderati collegati al vaccino nel momento in cui questo dovesse essere introdotto in altri gruppi di età”.
Quindi non lo sa dire neanche l’OMS se lo squalene nei giovani può dare o meno effetti collaterali. Non è per nulla rincuorante.
7.    Ma i vaccini contro l’influenza A/H1N1 saranno pure stati testati prima di essere approvati dalla UE? 
Ed  eccoci  ad  un  altro  punto  assolutamente  sconfortante:  con  la  scusa  dell’”emergenza  pandemia”  tutti  i  test  sulla  tolleranza  ai  vaccini
pandemici risultano essere stati effettuati solo nell’arco degli ultimi mesi. Addirittura possiamo dire nell’arco delle ultime settimane. 
Per  farci  un’idea  dell’importanza  (per  modo  di  dire)  attribuita  ai  test  sul  vaccino,  riferiamo  cosa  ha  dichiarato  il  1°  settembre  2009  il
responsabile  mondiale  per  la  ricerca  sui  vaccini  Novartis,  dottor  Rino  Ruoppolo:  “L’altro  ieri  abbiamo  pubblicato  le  sperimentazioni  sugli
animali…  abbiamo  in  corso  test  sulle  persone..nel  giro  di  2-3  settimane  avremo  i  rapporti  finali  delle  prove  cliniche…siamo  convinti  che  il
vaccino sia efficace al punto che abbiamo già cominciato a produrne milioni di dosi…” [fonte IlSole24Ore del 2 settembre 2009]. 
A essere cattivi  potremmo chiederci: si sarebbero fermati  se avessero trovato delle  serie controindicazioni? O i test clinici  erano  dei  puri e
semplici “pro forma”?
In ogni caso è evidente che in pochi mesi l’unica cosa che possono aver controllato, al di là dell’efficacia contro il virus dell’influenza, era la
possibile emersione di effetti collaterali immediati.  Ma certo non è questo l’oggetto delle nostre paure: lo spettro è una successiva  modifica
del comportamento del sistema immunitario, con l’acquisizione di comportamenti auto immuni. 
Questi sono effetti collaterali che se non vengono specificatamente cercati si potranno riscontrare, al ivello di sintomi, solo con il passare degli
anni  (ad  esempio  quando  i  bambini  arriveranno  alla  fase  della  pubertà  e  si  incrementerà  l’utilizzo  dello  squalene  per  produrre  steroidi
sessuali).  
GRUPPO SVILUPPO IN RETE – Padova – 20.10.2009
 
 
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8.    A questo punto possiamo ricapitolare qualcosa? 
Certo. In poche parole: di fronte alla pandemia di influenza A/H1N1 tutti i colossi faramceutici si sono buttati sul ricco piatto della produzione
di  vaccini,  chiamati  a  produrre  circa  un  miliardo  di  vaccini  per  il  pianeta  e  consapevoli  che  chi  era  in  grado  di  produrre  più  in  fretta  e  un
maggior numero di dosi (magari anche a basso costo) si sarebbe mangiato la fetta più grossa. 
Novartis  e  GSK  dove  hanno  potuto  hanno  però  “giocato  sporco”  ossia  hanno  utilizzato  nella  formula  del  vaccino  un  adiuvante  ancora
sperimentale (nel senso che finora era stato utilizzato solo per una ristretta fascia di popolazione, gli over 65). Diciamo “dove hanno potuto”
perché negli USA questo adiuvante non è ammesso sul mercato, in europa sì. 
Questo potenziante, basato su un elemento naturale, lo squalene, ha un effetto formidabile: il sistema immunitario trova qualcosa di umano
concentrato  dove  non  dovrebbe  trovarsi  e  lo  attacca  con  veemenza.  Così  facendo  attacca  anche  il  virus  specifico  iniettato  insieme
all’adiuvante e da inizio al processo di immunizzazione. Immunizzazione dal virus. E dallo squalene? Il rischio di provocare un “autoimmunità”
iniettando a dei bambini la stessa dose di squalene (9,75 milligrammi) finora utilizzata per scatenare la risposta immunitaria in un anziano è
veramente concreto.
A  non  rassicurarci  contribuisce  il  fatto  che  non  esistono  assolutamente  studi  di  medio  periodo  che  possano  dimostrare  che  queste
conseguenze siano assenti o rarissime. La prima sperimentazione conosciuta e resa nota dal produttore è stata effettuata su 269 bambini dai 6
ai 36 mesi di vita, tra il 2007 e il 2008 [17]. 
I test effettuati (in fretta) in questi mesi sugli effetti del vaccino pandemico possono aver messo in risalto soltanto le interazioni immediate del
vaccino, ma nulla possono dirci sugli effetti riscontrabili nel corso degli anni.
9.    Conclusioni? 
Dato il concreto rischio di sviluppare squilibri gravi e probabilmente irreversibili al sistema immunitario, somministrare a un bambino o ad una
donna in gravidanza una dose di vaccino Novartis contenente 9,75 milligrammi di squalene (ossia la stessa quantità finora riservata al sistema
immunitario  degli  anziani),  risulta  a  nostro  avviso  un  atto  di  incoscienza.  In  generale  ci  sentiamo  comunque  di  sconsigliare  a  TUTTI  di
assumere un vaccino contenente un adiuvante dagli effetti ancora così poco studiati e potenzialmente assai dannosi.
Rimaniamo consci che comunque il Governo italiano dovrà adesso “smaltire” le milioni di dosi di vaccino Novartis allo squalene acquistate (ad
un prezzo, tra l’altro, che chissà perché ha voluto tenere nascosto a tutti, anche alla corte dei conti [19]). 
Ci aspettiamo quindi nei prossimi mesi una pesante campagna mediatica sull’avanzare di questa pandemia nonchè tutte le possibili pressioni
del sistema affinchè quante più persone siano vaccinate. 
Siamo però altrettanto certi che, come in Germania, chi ci governa il vaccino allo squalene non lo userà. Almeno non sui propri figli.
Per  GRUPPO SVILUPPO IN RETE – Dott. A.Mazzotti
 [1] http://www.apcom.net/news/rss/20091019_175501_1ce03ca_73662.html 
[2] http://www.theflucase.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1238%3Agerman-doctor-tells-chancellor-merkel-and-co-to-give-
their-qsafeq-qswine-fluq-jabs-to-children-&catid=1%3Alatest-news&Itemid=64&lang=en
[3] http://www.torrinomedica.it/farmaci/schedetecniche/Focetria_sosp_iniett.asp
[4] http://www.torrinomedica.it/farmaci/schedetecniche/Pandemrix_sosp_iniett.asp
 [5] http://en.wikipedia.org/wiki/Immunologic_adjuvant
[6] http://archiviostorico.corriere.it/2009/settembre/13/marcia_piu_che_funzionare_meglio_co_9_090913088.shtml
[7] http://en.wikipedia.org/wiki/Squalene
[8] http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1868398/
[9] http://www.scripps.edu/newsandviews/e_20031124/beutler.html
[10]http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17114826?ordinalpos=2&itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_DefaultRep
ortPanel.Pubmed_RVDocSum
[11] http://it.wikipedia.org/wiki/Tolleranza_immunologica
[12] http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_761563416/Malattie_autoimmuni.html
[13] http://www.msd-italia.it/altre/manuale/sez14/1831604.html
[14] http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_della_guerra_del_Golfo#cite_note-14
[15] http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10640454?log$=activity
[16] http://www.torrinomedica.it/farmaci/schedetecniche/FLUAD.asp
[17] http://www.ilcittadinoonline.it/index.php?id=948
[18 ] http://www.who.int/vaccine_safety/topics/adjuvants/squalene/Jun_2006/en/index.html
[19] http://www.corriere.it/cronache/09_ottobre_15/influenza-contratto-segreto-sensini_561da992-b952-11de-880c-00144f02aabc.shtml

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venerdì 6 novembre 2009

L’influenza A tra bufale (d’oro) e allarmismo di Stato

L’influenza A tra bufale (d’oro) e allarmismo di Stato


di Ilaria Donatio

“Questa storia dell’influenza A è una bufala pazzesca”. Lucia Lopalco è a capo dell’unità di Immunobiologia di Hiv del San Raffaele e insieme al suo staff, pochi mesi fa, si è aggiudicata un premio di 100 mila dollari assegnato dalla fondazione statunitense Bill and Melinda Gates Foundation.

Una bufala che riempie tutte le prime pagine di oggi, però...
Infatti, se non fossi tanto disgustata dall’assenza di professionalità che viene fuori da questa vicenda (identica all’altra di qualche anno fa, nota come influenza aviaria), ci sarebbe solo da ridere. L'unica cosa vera è che il virus H1N1 è particolarmente virulento per tutte le persone gravemente immunocompromesse. Ma si tratta di una normale influenza che una persona in salute (cioè non affetta da gravi patologie) cura con una settimana di riposo nel letto di casa propria: lo scorso anno sono morte 30 mila persone a causa dell’influenza stagionale.

Il vaccino, dunque, che senso avrebbe?
Il vaccino deve essere assunto solo da chi è affetto già da gravi patologie: un paziente sieropositivo, dunque immunodepresso, piuttosto che rischiare la vita e contrarre il virus, ha senso che faccia fronte a possibili effetti collaterali del vaccino stesso. Per le persone sane, invece, è dannoso: non ci sono controlli, in compenso, è in corso un rumorosissimo battage pubblicitario.

Pandemia sì, ma di guadagni per le case farmaceutiche?
Il farmaco è stato sviluppato da Novartis (multinazionale farmaceutica svizzera, ndr) che ha concluso con il governo un contratto capestro che la Corte dei Conti ha giudicato non valido. Il punto è che sulla base di questo contratto, se intervengono effetti collaterali dopo l’inoculazione del siero, non ne risponde la casa farmaceutica (come dovrebbe) ma lo Stato. Cosa vuol dire?

Ce lo dica lei.
Che ha pochissime sperimentazioni e, infatti, moltissimi medici (che sono i principali untori) si rifiutano di farlo.

Si può parlare di una concentrazione di casi a Napoli, come già si sta facendo (più della metà delle 17 vittime è campana ndr)?
Solo se le vittime fossero 100 e i casi riscontrati in Campania fossero 80, potremmo fare una valutazione e spingerci in un’analisi che avrebbe un senso. La domanda è: a Napoli, quanti casi di morte per l’influenza stagionale abbiamo avuto negli ultimi 10 anni? Se fossero superiori alla media nazionale, poi, dovremmo ragionare di malasanità. Ma quella è un’altra storia.

Cosa deve fare una persona sana che contrae il virus A?
Niente allarmismi: basterà una dose doppia di tachipirina. E l'assunzione di antibiotici, per evitare infezioni batteriche in chi abbia le difese immunitarie già compromesse.

(3 novembre 2009)

martedì 3 marzo 2009

Un problema di diritti


Scrivo in merito all'appassionante dibattito avvenuto su questo blog, (vedi "I Medici non denunceranno, FNOMCEO: DOCUMENTO DEL CONSIGLIO NAZIONALE SUL DDL "SICUREZZA", martedì 24 febbraio, e relativi commenti, già moltodensi per sopportare un mio ulteriore spunto,ed ecco perchè questo post).


La questione della denuncia da parte dei medici dei clandestini tocca, a mio parere, un tema più profondo di quando non si immagini, reso scottante dalle tragedie che il '900 ci ha insegnato possibili, quando viene meno la convinzione condivisa che gli uomini siano depositari di "diritti di natura".


Se il diritto naturale esiste, un uomo ne gode qualunque sia la sua posizione nei confronti dello Stato di provenienza o di approdo, qualunque sia la sua fedina penale, sporca o pulita, o le sue intenzioni di sporcarla domani col più efferato crimine che, mi permetto d'aggiungere, finchè non è compiuto, non è imputabile a nessuno, in uno stato di diritto.


Se, invece, affermo che il diritto naturale non esiste o su di esso prevale quello dei cittadini "di diritto" a cui i governanti dovrebbero dare la "precedenza", mi trovo nella situazione che, finchè appartengo ad una comunità, iscritta, registrata, riconosciuta come membro di essa, sono tutelata nei miei diritti civili e "personali" (la vita, la sicurezza, la libertà, la proprietà privata, almeno negli stati d'impronta liberale); ma se mi accade di essere... esiliata, fuggitiva, immigrante,deportata, s-comunicata, rifugiata, profuga, apolide, per qualsiai motivo, in quanto "senza stato"sono "senza diritti".


E' già successo che, anche in ambito filosofico doc, si sostenese che il diritto è solo nello e grazie allo Stato. Era, guarda un pò, nella Germania di Hegel, intorno al 1830, nella stessa Berlino dove, un secolo dopo fu possibile epurare, marchiare,ghettizzare, privare di casa, alloggi, assistenza, beni, deportare, infine sterminare milioni di persone dichiarate....extra-comunitarie.


Attenzione!!!!!!


Infine. Nel dibattito sopra citato, qualcuno chiede ai medici di non fare politica, ma il loro lavoro. Appunto, cioè curare e alleviare le sofferenze umane, senza alcuna altra considerazione. Di qui l'inaccetabilità della  politicizzazzione, militarizzazione, resonsabilizzazione di categorie come i medici e tutti i privati cittadini, ivitati a fare i giustizieri, che domani vdranno nell'altro nonun loro "simile" maunpericolososospteto da sorvegliare. A me sembrase sepmre più un  inferno orwelliano.. 

lunedì 2 marzo 2009

Ancora su Eluana & co.

Volevo condividere con voi il seguente articolo di Enzo Bianchi che ho scoperto solo oggi.
Non credo si debba aggiungere molto....



Vita e morte secondo il vangelo                                                                                                                       


 di Enzo Bianchi
in “La Stampa” del 15 febbraio 2009


C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare» ammoniva Qohelet, così come «c’è un tempo per nascere e un tempo per morire; un tempo per uccidere e un tempo per guarire...». Veniamo da settimane in cui questa antica sapienza umana - prima ancora che biblica - è parsa dimenticata. Anche tra i pochi che parlavano per invocare il silenzio v’era chi sembrava mosso più che altro dal desiderio di far tacere quanti la pensavano diversamente da lui. Da parte mia confesso che, anche se il direttore di questo giornale mi ha invitato più volte a scrivere, ho preferito fare silenzio, anzi, soffrire in silenzio aspettando l’ora in cui fosse forse possibile - ma non è certo - dire una parola udibile. Attorno all’agonia lunga 17 anni di una donna, attorno al dramma di una famiglia nella sofferenza, si è consumato uno scontro incivile, una gazzarra indegna dello stile cristiano: giorno dopo giorno, nel silenzio abitato dalla mia fede in Dio e dalla mia fedeltà alla terra e all’umanità di cui sono parte, constatavo una violenza verbale, e a volte addirittura fisica, che strideva con la mia fede cristiana. Non potevo ascoltare quelle grida - «assassini», «boia», «lasciatela a noi»... - senza pensare a Gesù che quando gli hanno portato una donna gridando «adultera» ha fatto silenzio a lungo, per poterle dire a un certo punto: «Donna neppure io ti condanno: va’ e non peccare più»; non riuscivo ad ascoltare quelle urla minacciose senza pensare a Gesù che in croce non urla «ladro, assassino!» al brigante non pentito, ma in silenzio gli sta accanto, condividendone la condizione di colpevole e il supplizio. Che senso ha per un cristiano recitare rosari e insultare? O pregare ostentatamente in piazza con uno stile da manifestazione politica o sindacale?


Ma accanto a queste contraddizioni laceranti, come non soffrire per la strumentalizzazione politica dell’agonia di questa donna? Una politica che arriva in ritardo nello svolgere il ruolo che le è proprio - offrire un quadro legislativo adeguato e condiviso per tematiche così sensibili - e che brutalmente invade lo spazio più intimo e personale al solo fine del potere; una politica che si finge al servizio di un’etica superiore, l’etica cristiana, e che cerca, con il compiacimento anche di cattolici, di trasformare il cristianesimo in religione civile.
L’abbiamo detto e scritto più volte: se mai la fede cristiana venisse declinata come religione civile, non solo perderebbe la sua capacità profetica, ma sarebbe ridotta a cappellania del potente di turno, diverrebbe sale senza più sapore secondo le parole di Gesù, incapace di stare nel mondo facendo memoria del suo Signore. È avvenuto quanto più volte avevo intravisto e temuto: lo scontro di civiltà preconizzato da Huntington non si è consumato come scontro di religioni ma come scontro di etiche, con gli effetti devastanti di una maggiore divisione e contrapposizione nella polis e, va detto, anche nella Chiesa. Da questi «giorni cattivi» usciamo più divisi. Da un lato il fondamentalismo religioso che cresce, dall’altro un nichilismo che rigetta ogni etica condivisa fanno sì che cessi l’ascolto reciproco e la società sia sempre più segnata dalla barbarie. Sì, ci sono state anche voci di compassione, ma nel clamore generale sono passate quasi inascoltate. L’Osservatore Romano ha coraggiosamente chiesto - tramite le parole del suo direttore, il tono e la frequenza degli interventi - di evitare strumentalizzazioni da ogni parte, di scongiurare lo scontro ideologico, di richiamare al rispetto della morte stessa. Ma molti mass media in realtà sono apparsi ostaggio di una battaglia frontale in cui nessuno dei contendenti si è risparmiato mezzi ingiustificabili dal fine. Eppure, di vita e di morte si trattava, realtà intimamente unite e pertanto non attribuibili in esclusiva a un campo o all’altro, a una cultura o a un’altra. La morte resta un enigma per tutti, diviene mistero per i credenti: un evento che non deve essere rimosso, ma che dà alla nostra vita il suo limite e fornisce le ragioni della responsabilità personale e sociale; un evento che tutti ci minaccia e tutti ci attende come esito finale della vita e, quindi, parte della vita stessa, un evento da viversi perciò soprattutto nell’amore: amore per chi resta e accettazione dell’amore che si riceve. Sì, questa è la sola verità che dovremmo cercare di vivere nella morte e accanto a chi muore, anche quando questo risulta difficile e faticoso. Infatti la morte non è sempre quella di un uomo o una donna che, sazi di giorni, si spengono quasi naturalmente come candela, circondati dagli affetti più cari. No, a volte è «agonia», lotta dolorosa, perfino abbrutente a causa della sofferenza fisica; oggi è sempre più spesso consegnata alla scienza medica, alla tecnica, alle strutture e ai macchinari...
Che dire a questo proposito? La vita è un dono e non una preda: nessuno si dà la vita da se stesso né può conquistarla con la forza. Nello spazio della fede i credenti, accanto alla speranza nella vita in Dio oltre la morte, hanno la consapevolezza che questo dono viene da Dio: ricevuta da lui, a lui va ridata con un atto puntuale di obbedienza, cercando, a volte anche a fatica, di ringraziare Dio: «Ti ringrazio, mio Dio, di avermi creato...». Ma il credente sa che molti cristiani di fronte a quell’incontro finale con Dio hanno deciso di pronunciare un «sì» che comportava la rinuncia ad accanirsi per ritardare il momento di quel faccia a faccia temuto e sperato. Quanti monaci, quante donne e uomini santi, di fronte alla morte hanno chiesto di restare soli e di cibarsi solo dell’eucarestia, quanti hanno recitato il Nunc dimittis, il «lascia andare, o Signore, il tuo servo» come ultima preghiera nell’attesa dell’incontro con colui che hanno tanto cercato... In anni più vicini a noi, pensiamo al patriarca Athenagoras I e a papa Giovanni Paolo II: due cristiani, due vescovi, due capi di Chiese che hanno voluto e saputo spegnersi acconsentendo alla chiamata di Dio, facendo della morte l’estremo atto di obbedienza nell’amore al loro Signore.
Testimonianze come queste sono il patrimonio prezioso che la Chiesa può offrire anche a chi non crede, come segno grande di un anticipo della vittoria sull’ultimo nemico del genere umano, la morte. Voci come queste avremmo voluto che accompagnassero il silenzio di rispetto e compassione in questi giorni cattivi assordati da un vociare indegno. La Chiesa cattolica e tutte le Chiese cristiane sono convinte di dover affermare pubblicamente e soprattutto di testimoniare con il vissuto che la vita non può essere tolta o spenta da nessuno e che, dal concepimento alla morte naturale, essa ha un valore che nessun uomo può contraddire o negare; ma i cristiani in questo impegno non devono mai contraddire quello stile che Gesù ha richiesto ai suoi discepoli: uno stile che pur nella fermezza deve mostrare misericordia e compassione senza mai diventare disprezzo e condanna di chi pensa diversamente. Allora, da una millenaria tradizione di amore per la vita, di accettazione della morte e di fede nella risurrezione possono nascere parole in grado di rispondere agli inediti interrogativi che il progresso delle scienze e delle tecniche mediche pongono al limitare in cui vita e morte si incontrano. Così le riassumeva la lettera pontificale di Paolo VI indirizzata ai medici cattolici nel 1970: «Il carattere sacro della vita è ciò che impedisce al medico di uccidere e che lo obbliga nello stesso tempo a dedicarsi con tutte le risorse della sua arte a lottare contro la morte. Questo non significa tuttavia obbligarlo a utilizzare tutte le tecniche di sopravvivenza che gli offre una scienza instancabilmente creatrice. In molti casi non sarebbe forse un’inutile tortura imporre la rianimazione vegetativa nella fase terminale di una malattia incurabile? In quel caso, il dovere del medico è piuttosto di impegnarsi ad alleviare la sofferenza, invece di voler prolungare il più a lungo possibile, con qualsiasi mezzo e in qualsiasi condizione, una vita che non è più pienamente umana e che va naturalmente verso il suo epilogo: l’ora ineluttabile e sacra dell’incontro dell’anima con il suo Creatore, attraverso un passaggio doloroso che la rende partecipe della passione di Cristo. Anche in questo il medico deve rispettare la vita». Ecco, questo è il contributo che con rispetto e semplicità i cristiani possono offrire a quanti non condividono la loro fede, affinché la società ritrovi un’etica condivisa e ciascuno possa vivere e morire nell’amore e nella libertà.




martedì 24 febbraio 2009

I medici non denunceranno!

FNOMCEO: DOCUMENTO DEL CONSIGLIO NAZIONALE SUL DDL "SICUREZZA"







La Federazione Nazionale dei Medici (FNOMCEO), riunita a Roma in Consiglio nei giorni 20 e 21 febbraio, ha espresso all'unanimità un documento di "forte dissenso" nei confronti dell'emendamento al DDL "Sicurezza" che abrogherebbe il divieto, per i medici, di denunciare alle autorità gli immigrati irregolari che si rivolgono al SSN






 


 

IL CONSIGLIO NAZIONALE DELLA FNOMCeO,

 

RIUNITO IN ROMA IN DATA 20 E 21.02.09,

 

ESPRIME VIVA PREOCCUPAZIONE E FORTE DISSENSO PER I CONTENUTI DEL DISEGNO DI LEGGE, APPROVATO DAL SENATO IL 5 FEBBRAIO E IN DISCUSSIONE ALLA CAMERA, CHE ABROGA IL DIVIETO DI DENUNCIA, DA PARTE DEL MEDICO, DEGLI IMMIGRATI IRREGOLARI IN OCCASIONE DI PRESTAZIONI SANITARIE.

 

EVIDENZIA COME TALE PROCEDURA SIA IN NETTO CONTRASTO CON I PRINCIPI DELLA DEONTOLOGIA MEDICA, ESPRESSI IN PARTICOLARE DAL GIURAMENTO PROFESSIONALE E DALL’ART. 3 DEL CODICE DEONTOLOGICO, CHE IMPONGONO AI MEDICI DI CURARE OGNI INDIVIDUO SENZA DISCRIMINAZIONI LEGATE ALL’ETNIA, ALLA RELIGIONE, AL GENERE, ALL’IDEOLOGIA, DI MANTENERE IL SEGRETO PROFESSIONALE E DI SEGUIRE LE LEGGI QUANDO NON SIANO IN CONTRASTO CON GLI SCOPI DELLA PROFESSIONE.

 

IL CONSIGLIO NAZIONALE DELLA FNOMCEO,

 

RIBADENDO CHE LE INFRAZIONI DEL CODICE DEONTOLOGICO SONO SANZIONABILI DAGLI ORDINI DI APPARTENENZA, SEGNALA COMUNQUE CHE LA POSSIBILITÀ DI DENUNCIA CREERÀ PERCORSI CLANDESTINI DI CURA, SOTTRAENDO AL CONTROLLO DELLA SANITÀ PUBBLICA LE PATOLOGIE DIFFUSIVE EMERGENTI CHE RAPPRESENTANO UN GRAVE PERICOLO PER OGNI INDIVIDUO E PER LA SOCIETÀ TUTTA E CHE OGGI SONO MONITORATE E CONTROLLATE.

 

IL CONSIGLIO NAZIONALE SI APPELLA AL PARLAMENTO CON UN FERMO RICHIAMO ALLE SUPERIORI ESIGENZE DI TUTELA DELLA SALUTE OLTRE CHE AGLI IMPRESCINDIBILI PRINCIPI DI SOLIDARIETÀ, PATRIMONIO STORICO DELLA NOSTRA NAZIONE.

 

IL CONSIGLIO NAZIONALE DELLA FNOMCEO SARÀ VICINO AI COLLEGHI CHE DOVESSERO INCORRERE IN PROCEDIMENTI SANZIONATORI PER AVER OTTEMPERATO AGLI OBBLIGHI DEONTOLOGICI.

 


sabato 7 febbraio 2009

Medici obbligati alla delazione

Come avrete sentito il recente Ddl per la sicurezza, già approvato in prima lettura dal Senato, prevede la possibilità per i medici di denunciare gli immigrati irregolari.  La cosa di per sé potrebbe non sembrare così grave, se, come ha detto il Nostro, non si tratta di un obbligo, anche se questo sarebbe probabilmente un drammatico modo di allontanare gli stranieri clandestini dai Pronto Soccorso, con conseguenze facilmente immaginabili



  • sulla diffusione di malattie infettive (perché un clandestino con la TBC dovrebbe farsi espellere?)

  • sulla salute dei bambini le cui madri potrebbero temere una denuncia (non a caso i pediatri si sono schierati per primi contro il provvedimento).


Il problema ulteriore è che in realtà si tratta di un obbligo. Infatti un emendamento allo stesso disegno di legge prevede l'istituzione del reato di immigrazione clandestina. Il medico del Pronto Soccorso ha funzione di pubblico ufficiale e in quanto tale ha l'obbligo di denuncia dei reati per cui si deve procedere d'ufficio (compreso quindi quello di essere semplicemente un clandestino). Chi non lo fa potrebbe andare in contro al reato di omessa denuncia di reato (art. 361 c.p.).


Vi prego di aderire in ogni modo che potete avere alle proteste contro questo progetto di legge che rappresenta uno dei passi verso la barbarie che mi pare si stiano compiendo in questi giorni. Come ha detto il nostro Ministro dell'Interno, dobbiano essere "cattivi e determinati". Non ha specificato fino a che punto. La storia del Novecento dimostra che si può fare anche di meglio...