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venerdì 2 settembre 2011

cia-bbiamo conoscenze

I miei suoceri ospitano ogni anno delle studentesse straniere durante l'anno.

Tra i servizi offrono loro anche l'accesso ad internet wi-fi.

Siccome queste non si muovevano mai di casa e stavano fisse a guardare i film in streaming, durante la pausa in cui sarebbero dovute andare in vacanza, i miei suoceri decisero di staccare il router ed andare in vacanza anche loro, mentre per qualche motivo era saltata la password; pensarono "meglio, così non navigano in nostra assenza e si godono finalmente la città".

Al loro ritorno, come prima cosa, una delle americane li accolse con un fogliettino in mano dicendo candidamente:

"questa è la password, sapete, mio fratello lavora alla Cia".

Questo fratello, in remoto da Langley (Virginia), era riuscito ad aiutare la sorellina in difficoltà...

lunedì 9 marzo 2009

Sciopero: libertà di sopruso?!

In un articolo di ieri sul Corriere, Giovanni Sartori, che ho sempre stimato enormemente, sostiene alcune tesi.
Eccolo:

"SCIOPERI E REGOLE


Libertà di sopruso


di Giovanni Sartori



Quasi da sempre il diritto di sciopero è stato abusato dagli scioperanti e tollerato oltre ogni misura da tutti i nostri governi. Ora il governo Berlusconi si propone di disciplinarlo. È una decisione tempestiva e più che mai necessaria, visto che ci aspettano tempi durissimi di dilagante disoccupazione e, di riflesso, di esasperato «ribellismo» con blocchi di strade, ferrovie, aeroporti e anche di servizi pubblici: blocchi che saranno «cattivi», carichi di rabbia e infiammati dalla disperazione. Come qualsiasi indovino avrebbe indovinato, a Epifani, e con lui alla Cgil, la cosa non piace per niente. Tra le sue tante obiezioni emerge la tesi che il diritto di sciopero è una «libertà fondamentale».


Sì, nei limiti; ma assolutamente no fuori limiti. La regola fondante di tutte le libertà è che la mia libertà non deve danneggiare né ostacolare la libertà di nessun altro. Cioè, la mia libertà è delimitata dalla libertà degli altri (e viceversa). Dal che si ricava che uno sciopero dei servizi o dei trasporti è una patente violazione dei diritti di libertà di tutti. Lo sciopero nasce, nell’800, nelle fabbriche, e in quel contesto il danno è tra le parti in causa, tra un prestatore d’opera e il suo datore di lavoro. Invece nell’odierno andazzo italico il cittadino diventa ostaggio, e anche vittima, di un conflitto che non lo riguarda. Libertà o sopruso? A me sembra libertà di sopruso. Tantovero che negli Stati Uniti lo sciopero dei servizi (ivi inclusi i trasporti) è quasi sempre vietato, e che i conflitti di questo tipo sono sottoposti ad arbitrato obbligatorio.


Ricordo due casi. Nel 1981 i controllori del traffico aereo, forti della loro insostituibilità (così credevano), sfidarono il divieto di sciopero. Il presidente Reagan li licenziò tutti in tronco, e non mi risulta che furono mai reintegrati. Certo è che da allora nessuno si è riprovato. L’altro caso, quello della City Transit Authority di New York che ogni giorno fa entrare e uscire da Manhattan 7,5 milioni di passeggeri, è del 20 dicembre 2005. Quello sciopero, che era appunto illegale, non durò nemmeno due giorni. Il pomeriggio del 20 il giudice competente (proprio non siamo in Italia) impose al sindacato una multa di un milione di dollari al giorno. Il sindacato capitolò subito. Invece il nostro legislatore prevede multe individuali. Campa cavallo.



Tornando in patria, sulla proposta che uno sciopero debba essere proclamato da un sindacato rappresentativo del 51 per cento della categoria in agitazione, Epifani obietta così: «Ma perché può scioperare il 51 per cento e il 49 no? Che senso ha?». La risposta è facile: ha esattamente lo stesso senso di tutte le decisioni prese a maggioranza. Quando poi votiamo con il principio maggioritario in collegi uninominali, può persino accadere che il primo, il più votato, prenda tutto (il seggio) con meno del 40 per cento dei voti. È la regola maggioritaria, bellezza. Sono tutte cose che Epifani sa benissimo. Proprio per questo mi sconcerta che qui il Nostro si atteggi a difensore dei suoi «nanetti», del pulviscolo dei micidiali sindacati autonomi (spesso di quattro gatti) che ci affliggono. Emi sembra un pessimo segno, perché gli scioperi selvaggi e le occupazioni non aiuteranno in alcun modo la crisi economica, ma anzi la aggraveranno. Essendo noi già malati gravi.



08 marzo 2009"




Ma come si fa a richiamare sempre l'America come esempio di democrazia?!
guardatevi qsto video e poi mi rispondete...




http://www.youtube.com/watch?v=Dmwrc7CMHCc

p.s.: guardate come reagisce (NON reagisce) la gente mentre la polizia lo "tortura"

mercoledì 21 gennaio 2009

Speriamo...

Giusto un intervento al volo per un rimando al principale fatto di attualità di questi giorni (dopo il caso Kakà).
Probabilmente vi sarete forse anche annoiati a vedere/sentire la grande quantità di servizi che i media ci hanno riversato in questi giorni su Obama.
Al di là degli aspetti puramente celebrativi o di gossip, non so se avete letto o sentito per intero il discorso che Obama ha fatto in occasione del giuramento; probabilmente lo avrete già fatto, in caso contrario potete trovare il testo al link:
http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/obama-insediamento/testo-discorso-italiano/testo-discorso-italiano.html

Premesso che sono sempre diffidente nei confronti dell'esaltazione e mistificazione di un essere umano, premesso inoltre che personalmente non sono in grado allo stato attuale di dare un giudizio su Obama, e ribadito il concetto che comunque alle parole dovrebbero seguire i fatti (e su questo deve essere giudicato un politico), non posso fare a meno di sottolineare la forza di alcuni passi, tipo:

"Ricordiamoci che le precedenti generazioni hanno sgominato il fascismo e il comunismo non solo con i missili e i carriarmati, ma con alleanze solide e convinzioni tenaci. Hanno capito che il nostro potere da solo non può proteggerci, né ci autorizza a fare come più ci aggrada."

"Noi sappiamo che il nostro retaggio a patchwork è una forza e non una debolezza. Noi siamo una nazione di cristiani e musulmani, ebrei e induisti e non credenti. Noi siamo formati da ciascun linguaggio e cultura disegnata in ogni angolo di questa Terra; e poiché abbiamo assaggiato l'amaro sapore della Guerra civile e della segregazione razziale e siamo emersi da quell'oscuro capitolo più forti e più uniti, noi non possiamo far altro che credere che i vecchi odi prima o poi passeranno, che le linee tribali saranno presto dissolte, che se il mondo si è rimpicciolito, la nostra comune umanità dovrà riscoprire se stessa; e che l'America deve giocare il suo ruolo nel far entrare il mondo in una nuova era di pace."

"Alla gente delle nazioni povere, noi promettiamo di lavorare insieme per far fiorire le vostre campagne e per pulire i vostri corsi d'acqua; per nutrire i corpi e le menti affamate. E a quelle nazioni, come la nostra, che godono di una relativa ricchezza, noi diciamo che non si può più sopportare l'indifferenza verso chi soffre fuori dai nostri confini; né noi possiamo continuare a consumare le risorse del mondo senza considerare gli effetti. Perché il mondo è cambiato e noi dobbiamo cambiare con esso."

"Oggi siamo riuniti qui perché abbiamo scelto la speranza rispetto alla paura, l'unità degli intenti rispetto al conflitto e alla discordia".

Ripeto, per ora sono solo parole: ma se le parole di Obama sono sincere, God bless America!