sabato 25 settembre 2010
pro vivisezione
Se uccidendo 100 maiali, 100 gatti e 100 cani salvo la vita anche ad un solo bambino... non va bene?! Cerchiamo di discernere, ci sono dei casi in cui non è possibile fare altrimenti ed occorre testare dei prodotti su esseri viventi; intendo che se si tratta di prodotti farmaceutici e ciò è utile a salvare la vita di qualche essere umano...:
io distingo tra esseri umani ed esseri viventi!
C'è gente che evita come la peste e salta il barbone della strada per andare ad accudire il gattino abbandonato. Va bene così!?
Sono d'accordo che c'è modo e modo di applicare la vivisezione, ma chi è contro la vivisezione è contro la vivisezione, non contro il modo di applicarla...
Sarò cinico, ma lasciatemi pensarla diversamente dalle masse, se così è veramente.
domenica 31 gennaio 2010
Allora non è una persecuzione da parte dei Comunisti…
«Conosco bene il modo con cui Berlusconi chiede ai suoi legali di fare le leggi ad personam, perché fino a pochi anni fa lo chiedeva a me.
E, contrariamente a quello che sostiene in pubblico, con i suoi avvocati non ha alcun problema a dire che sono leggi per lui. Per questo oggi lo affermo con piena cognizione di causa: quelle che stanno facendo sono norme ad personam».
Carlo Taormina, 70 anni, è stato uno dei legali di punta del Cavaliere fino al 2008, quando ha mollato il premier e il suo giro – uscendo anche dal Parlamento – a seguito di quella che lui ora chiama «una crisi morale». Ormai libero da vincoli politici, in questa intervista a Piovonorane dice quello che pensa e che sa su Berlusconi e le sue leggi.
Avvocato, qual è il suo parere sulle due norme che il premier sta facendo passare in questi giorni, il processo breve e il legittimo impedimento?
«La correggo: le norme che gli servono per completare il suo disegno sono tre. Lei ha dimenticato il Lodo Alfano Bis, da approvare come legge costituzionale, che è fondamentale».
Mi spieghi meglio.
«Iniziamo dal processo breve: si tratta solo di un ballon d’essai, di una minaccia che Berlusconi usa per ottenere il legittimo impedimento. Il processo breve è stato approvato al Senato ma scommetterei che alla Camera non lo calendarizzeranno neanche, insomma finirà in un cassetto».
E perché?
«Perché il processo breve gli serve solo per alzare il prezzo della trattativa. A un certo punto rinuncerà al processo breve per avere in cambio il legittimo impedimento, cioè la possibilità di non presentarsi alle udienze dei suoi processi e di ottenere continui rinvii. Guardi, la trattativa è già in corso e l’Udc, ad esempio, ha detto che se lui rinuncia al processo breve, vota a favore del legittimo impedimentoı».
E poi che succede? Che c’entra il Lodo Alfano bis?
«Vede, la legge sul legittimo impedimento è palesemente incostituzionale, e quindi la Consulta la boccerà. Però intanto resterà in vigore per almeno un anno e mezzo: appunto fino alla bocciatura della Corte Costituzionale. E Berlusconi nel frattempo farà passare il Lodo Alfano bis, come legge costituzionale, quindi intoccabile dalla Consulta».
Mi faccia capire: Berlusconi sta facendo una legge – il legittimo impedimento -che già sa essere incostituzionale?
«Esatto. Non può essere costituzionale una legge in cui il presupposto dell’impedimento è una carica, in questo caso quella di presidente del consiglio. Non esiste proprio. L’impedimento per cui si può rinviare un’udienza è un impegno di quel giorno o di quei giorni, non una carica. Ad esempio, quando io avevo incarichi di governo, molte udienze a cui dovevo partecipare si facevano di sabato, che problema c’è? E si possono tenere udienze anche di domenica. Chiunque, quale che sia la sua carica, ha almeno un pomeriggio libero a settimana. Invece di andare a vedere il Milan, Berlusconi potrebbe andare alle sue udienze. E poi, seguendo la logica di questa legge, la pratica di ottenere rinvii potrebbe estendersi quasi all’infinito. Perché mai un sindaco, ad esempio, dovrebbe accettare di essere processato? Forse che per la sua città i suoi impegni istituzionali sono meno importanti? E così via. Insomma questa legge non sta in piedi, è destinata a una bocciatura alla Consulta. E Berlusconi lo sa, ma intanto la fa passare e la usa per un po’ di tempo, fino a che appunto non passa il Lodo Alfano bis, con cui si sistema definitivamente».
Come fa a esserne così certo?
«Ho lavorato per anni per Berlusconi, conosco le sue strategie. Quando ero il suo consulente legale e mi chiedeva di scrivergli delle leggi che lo proteggessero dai magistrati, non faceva certo mistero del loro scopo ad personam. E io gliele scrivevo anche meglio di quanto facciano adesso Ghedini e Pecorella».
Tipo?
«Quella sulla legittima suspicione, mi pare fossimo nel 2002. Gli serviva per spostare i suoi processi da Milano a Roma. Lui ce la chiese apertamente e noi, fedeli esecutori della volontà del principe, ci siamo messi a scriverla. E abbiamo anche fatto un bel lavoretto, devo dire: sembrava tutto a posto. Poi una sera di fine ottobre, verso le 11, arrivò una telefonata di Ciampi».
Che all’epoca era Presidente della Repubblica.
«Esatto. E Ciampi chiese una modifica».
Quindi?
«Quindi io dissi a Berlusconi che con quella modifica non sarebbe servita più a niente. Lui ci pensò un po’ e poi rispose: “Intanto facciamola così, poi si vede”. Avevo ragione io: infatti la legge passò con quelle modifiche e non gli servì a niente».
Pentito?
«Guardi, la mia esperienza al Parlamento e al governo è stata interessantissima, direi quasi dal punto di vista scientifico. Ma molte cose che ho fatto in quel periodo non le rifarei più. Non ho imbarazzo a dire che ho vissuto una crisi morale, culminata quando ho visto come si stava strutturando l’entourage più ristretto del Cavaliere.
A chi si riferisce?
«A Cicchitto, a Bondi, a Denis Verdini, ma anche a Ghedini e Pecorella. Personaggi che hanno preso il sopravvento e che condizionano pesantemente il premier. E l’hanno portato a marginalizzare – a far fuori politicamente – persone come Martino, Pisanu e Pera. E adesso stanno lavorando su Schifani».
Prego?
«Sì, il prossimo che faranno fuori è Schifani. Al termine della legislatura farà la fine di Pera e Pisanu».
Ma mancano ancora tre anni e mezzo alla fine della legislatura…
«Non credo proprio. Penso che appena sistemate le sue questioni personali, diciamo nel 2011, Berlusconi andrà alle elezioni anticipate».
E perché?
«Perché gli conviene farlo finché l’opposizione è così debole, se non inesistente. Così vince un’altra volta e può aspettare serenamente che scada il mandato di Napolitano, fra tre anni, e prendere il suo posto».
Aiuto: mi sta dicendo che avremo Berlusconi fino al 2020?
«E’ quello a cui punta. E in assenza di un’opposizione forte può arrivarci tranquillamente. L’unica variabile che può intralciare questo disegno, più che il Pd, mi pare che sia il centro, cioè il lavorio tra Casini e Rutelli. Ma se questo lavorio funzionerà o no, lo vedremo solo dopo le regionali».
Di : Alessandro Gilioli, 29/01/2010
http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/01/29/la-verita-su-b-raccontata-dal-suo-ex-avvocato/
Confermato sul sito dell'attuale movimento dello stesso Taormina: http://www.legaitalia.net/
martedì 29 settembre 2009
Povera Italia
Liberate il ladro
“Quest’anno – rivela il pm Greco - una banca milanese si accorge che un suo funzionario ha rubato in tre mesi 22 milioni euro da conti dei clienti e li ha trasferiti all’estero. I vertici dell’istituto, allora, lo chiudono in una stanza, gli sequestrano il telefonino e chiamano la polizia giudiziaria: “Abbiamo preso in quasi flagranza un nostro dipendente infedele, venite ad arrestarlo”. La Polizia giudiziaria arriva e che fa? Lo libera: in Italia, per appropriazione indebita e truffa, anche pluriaggravate, non si può arrestare. Siamo l’unico paese al mondo in cui l’amministratore o il dirigente che ruba non può finire in carcere, né prima né dopo il processo (anche perché la prescrizione scatta dopo 7anni e mezzo). Per questo, in casi simili, alcuni pm di Milano han preso a contestare il furto aggravato che, essendo previsto per i ladri di strada, prevede pene altissime, fino a 20 anni, con prescrizione ‘lunga’. Non so se questa impostazione giuridica reggerà. Ma, se potessimo di nuovo considerare le banche come servizi pubblici, potremmo contestare il peculato, che ha pene più alte e prescrizioni più lunghe”.
mercoledì 26 agosto 2009
Dialetto o esperanto?
Avete letto le boutades estive della lega su scuola, dialetto e cultura locale? Si spazia dalla formazione dei docenti, che dovrebbe comprendere la conoscneza della cultura regionale della scuola dove si va ad insegnare, fino a proporre l'inserimento del dialetto come materia scolastic. ( lo annuncia un Bossi malconcio, bofonchiando di un testo di legge già pronto a tal uopo!)
Non vi invio i riferimenti ma la rete è piena, trovate tutti gli articoli in merito o, magari li avete già letti (scusate scrivo di corsa!)
Solo poche riflessioni:
1) Che senso ha proporre il dialetto in una scuola che progetta una riforma in senso limitatico di materie come latino, italiano, storia e filosofia, a vantaggio di materie scientifiche, triste buco nero nella prearazione dei nostri studenti?
2) In un Paese che parla poco e male lingue straniere (inglese, francese maccheronici, pochissime tracce di spagnolo o tedesco, ecc), ovvero le lingue della comunicazione globale di oggi (l'Europa ha colonizzato il mondo, quindi il mondo, o una sua buona parte, parla le lingue europee), ridurre e/o togliere il latino (è previsto per il nuovo liceo dello scientifico), signifa sacrificare una lingua morta, certo, ma universale, che ha permesso di comunicare per secoli a popoli i più diversi. per cosa...il Dilaetto?
3) Al posto di Shakespeare o tacito....la Bottega di Sghio?, L'Acqua cheta?
4) al cinese di S. Donnino che affolla le mie classi...che gli insegno...ad aspirare la c e tradurre "va'ia bischero", due volte a settimana?
5) nell'era di internet e' questa una proposta moderna? ha mai premiato questo atteggimento verso le spinte innovatrici della storia?
Boh!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
giovedì 14 maggio 2009
la matematica non è un'opinione
ad esempio in 3 generazioni lavorative rimarrebbe solo un centoventicinquesimo dei professori attuali, in 4 generazioni 1/625 e cosi via. Chissá cosa avrá voluto dire...
mercoledì 22 aprile 2009
Rivalutazione della Repubblica di Salò
vi inoltro un disegno di legge (n. 1360) “Ordine del tricolore” (che porta ad una sostanziale equiparazione fra ex Repubblica Sociale Italiana e Partigiani)
Che ne pensate?!
Click to View
allego solo la premessa...
CAMERA DEI DEPUTATI N. 1360
PROPOSTA DI LEGGE D’INIZIATIVA DEI DEPUTATI
BARANI, ANGELI, BARBA, BARBIERI, BOCCIARDO, CALDORO,
CASTELLANI, CASTIELLO, CATONE, CESARO, CICCIOLI, CRISTALDI,
DE ANGELIS, DE CORATO, DE LUCA, DE NICHILO
RIZZOLI, DI BIAGIO, DI VIRGILIO, DIMA, DIVELLA, GREGORIO
FONTANA, FUCCI, GAROFALO, GIRLANDA, HOLZMANN, LABOCCETTA,
LO MONTE, GIULIO MARINI, MAZZONI, RICARDO ANTONIO
MERLO, MIGLIORI, PETRENGA, ROSSO, SARDELLI, SBAI,
TORRISI, VALENTINI, VENTUCCI, VESSA, ZACCHERA
Istituzione dell’Ordine del Tricolore e adeguamento
dei trattamenti pensionistici di guerra
Presentata il 23 giugno 2008
ONOREVOLI COLLEGHI ! — La presente proposta
di legge nasce dall’esigenza di attribuire
a coloro che hanno partecipato alla
seconda guerra mondiale un riconoscimento
analogo a quello attribuito ai combattenti
della guerra 1914-1918 dalla legge
18 marzo 1968, n. 263. L’istituzione dell’
« Ordine del Tricolore » deve essere considerata
un atto dovuto, da parte del
nostro Paese, verso tutti coloro che, oltre
sessanta anni fa, impugnarono le armi e
operarono una scelta di schieramento convinti
della « bontà » della loro lotta per la
rinascita della Patria.
Non s’intende proponendo l’istituzione
di questo Ordine sacrificare la verità storica
di una feroce guerra civile sull’altare
della memoria comune, ma riconoscere,
con animo oramai pacificato, la pari dignità
di una partecipazione al conflitto
avvenuta in uno dei momenti più drammatici
e difficili da interpretare della storia
d’Italia; nello smarrimento generale,
anche per omissioni di responsabilità ad
ogni livello istituzionale, molti combattenti,
giovani o meno giovani, cresciuti
nella temperie culturale guerriera e « imperiale
» del ventennio, ritennero onorevole
la scelta a difesa del regime, ferito e
languente; altri, maturati dalla tragedia in
atto o culturalmente consapevoli dello
scontro in atto a livello planetario, si
schierarono con la parte avversa, « liberatrice
», pensando di contribuire a una
rinascita democratica, non lontana, della
loro Patria.
Solo partendo da considerazioni contingenti
e realistiche è finalmente possibile
quella rimozione collettiva della memoria
ingrata di uno scontro che fu militare e
ideale, oramai lontano, eredità amara di
un passato doloroso, consegnato per sempre
alla storia patria.
Questo progetto di legge è coerente con
la cultura di pace e di pacificazione della
nuova Italia, post-bellica, repubblicana e
democratica; memore delle distruzioni
morali e materiali provocate dal conflitto
mondiale; orgogliosa della rinascita operata
dalla laboriosità del suo popolo; rinnovata
nelle istituzioni di una classe dirigente
espressa per la prima volta dal
popolo, libero e sovrano; consapevole della
necessità di rimarginare le ferite di un
passato tragico e cruento nell’interesse
dell’intera collettività.
Per queste considerazioni, attribuiamo
al progetto di legge in esame un forte
valore simbolico e sociale, che valga a
superare tutti gli steccati ideologici che
hanno reso difficile per troppi anni la
possibilità di riconoscere socialmente i
meriti e il sacrificio di coloro che hanno
combattuto consapevolmente per il Tricolore;
ad essi, dopo oltre sessanta anni dalla
fine della guerra e nel sessantesimo anniversario
della nostra Costituzione, il Parlamento
italiano, per motivi di equità e di
giustizia, deve tributare un riconoscimento
analogo a quello concesso ai cavalieri di
Vittorio Veneto.
Questo sarà costituito da un’alta attribuzione
onorifica, cioè l’appartenenza all’Ordine
del Tricolore e anche da un
miglioramento economico, doveroso per
chi ha dato tanto per la propria Patria.
In questo tempo di ristrettezze economiche
ci appare indizio di grande civiltà
pensare a chi ha combattuto e da anni
attende una revisione migliorativa dei trattamenti
pensionistici di guerra.
Il Parlamento ha riconosciuto più che
legittima l’aspirazione dei titolari di trattamento
pensionistico di guerra a ottenere
l’adeguamento economico delle proprie
pensioni, adeguamento che si ritiene non
sia ulteriormente procrastinabile, considerate
l’età avanzata dei soggetti e la lunga
attesa.
L’articolo 1 istituisce un nuovo ordine
onorifico, l’Ordine del Tricolore, comprendente
l’unica classe di cavaliere.
L’articolo 2 prevede che tale onorificenza
sia conferita:
a) a coloro che hanno prestato servizio
militare per almeno sei mesi, anche
a piu` riprese, in zona di operazioni, nelle
Forze armate italiane durante la guerra
1940-1945 e che siano invalidi; a coloro
che hanno fatto parte delle formazioni
armate partigiane o gappiste, regolarmente
inquadrate nelle formazioni dipendenti dal
Corpo volontari della liberta` , oppure delle
formazioni che facevano riferimento alla
Repubblica sociale italiana;
b) ai combattenti della guerra 1940-
1945; ai mutilati e invalidi della guerra
1940-1945 che fruiscono di pensioni di
guerra; agli ex prigionieri o internati nei
campi di concentramento o di prigionia.
L’articolo 3 determina le caratteristiche
dell’insegna, realizzata in bronzo, del nuovo
Ordine e rinvia a un decreto del Ministro
della difesa l’indicazione dei dettagli.
L’articolo 4 prevede che il Capo dell’Ordine
del Tricolore sia il Presidente
della Repubblica e che l’Ordine sia retto
da un consiglio composto da un tenente
generale o da un ufficiale con grado corrispondente,
che lo presiede, da due generali
e da un ammiraglio in rappresentanza
di ciascuna Forza armata, dal presidente
dell’Associazione nazionale combattenti
della guerra di liberazione
inquadrati nei reparti regolari delle Forze
armate italiane, dal presidente dell’Associazione
nazionale combattenti e reduci, dal presidente
dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia
e dal presidente dell’Istituto storico della
Repubblica sociale italiana.
Il presidente e i membri del consiglio
sono nominati dal Presidente della
Repubblica, su proposta del Ministro della
difesa.
L’articolo 5 prevede che le onorificenze
siano conferite con decreto del
Presidente della Repubblica, su proposta
del Ministro della difesa, previa domanda
presentata dagli interessati al Ministero
della difesa.
L’articolo 6 prevede che agli insigniti
dell’Ordine del Tricolore sia riconosciuto
un assegno vitalizio e che le domande e i
documenti necessari per ottenere l’onorificenza
siano esenti dall’imposta di bollo e
da qualsiasi altro tributo.
L’articolo 7 prevede l’adeguamento
pensionistico degli invalidi e mutilati di
guerra per l’alto valore sociale che essi
rappresentano.
L’articolo 8 prevede la copertura finanziaria.
L’articolo 9 reca la data di entrata in
vigore della legge.