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domenica 3 luglio 2011

Bisignani, chi?






Per chi, come me, non ha avuto tanto tempo per seguire i recenti sviluppi 

politico-giudiziari (vedi inchiesta P4 e compagnia) è stato molto utile leggere 

i due articoli che vi allego, comparsi sul Fatto Quotidiano un anno fa e nei 

primi mesi di quest'anno, quindi prima di inchiesta ed arresto di Bisignani.

Nel primo si capisce bene cosa ha fatto costui a partire dai tempi della P2, 

prima di venire ai (dis)onori delle cronache; nel secondo ci sono chiavi di 

lettura interessanti degl attuali scontri "politici" (si fa per dire...). 

Nel'insieme il quadro avvilente è quello di un Paese governato da piccoli 

gruppi di potere occulto che davvero chiamare lobby è un complimento..

ENRICO





___________________

Luigi Bisignani, l'uomo che collega

Ai bei tempi della P2 era una promessa. Mantenuta: oggi, a un passo da Gianni Letta, conta più di un ministro. È il punto di collegamento alto tra lobbisti della P3, uomini della cricca, personaggi della banda larga di Finmeccanica.

Il Fatto quotidiano, 24 luglio 2010

di Gianni Barbacetto

Non troverete il suo nome nelle carte giudiziarie delle tante inchieste in corso sugli scandali di questa caldissima estate 2010. Eppure è il nome che le collega tutte. Non parliamo di responsabilità penali, che son faccende da magistrati. Ma di rapporti, contatti, relazioni. Chi è l'uomo che unisce, a un livello alto, lobbisti della "nuova P2", uomini della "cricca", personaggi della "banda larga" di Finmeccanica? Luigi Bisignani è un punto di convergenza. Certo, definirlo "consulente di palazzo Chigi" è impreciso da un punto di vista formale. E non è bella neppure la battuta che circola a Roma, secondo cui Bisignani è stato nominato da Silvio Berlusconi sottosegretario di Stato per interposta persona (in realtà sulla poltrona di sottosegretario è seduta la sua compagna, Daniela Santanché). Eppure Bisignani è, di sicuro, uomo dalle molteplici relazioni, incrocia mondo imprenditoriale e mondo dell'informazione, controlla tante persone, collega molti ambienti. Ed è ascoltatissimo da Gianni Letta, tanto da essere oggi certamente più influente di un sottosegretario.

Non ama apparire. A differenza di tanti altri animali del circo berlusconiano, ritiene che l'esibizione sia, oltre che di cattivo gusto, anche nemica del potere vero. Così, lui che ha tanti amici fedeli nei giornali e nelle società di pubbliche relazioni (quelle che contano), non li attiva mai per una citazione, per una notizia su di sé. Anzi, è difficile trovare negli archivi perfino qualche sua fotografia da pubblicare. È ben altro quello che chiede, quello che ottiene.

Al piano inferiore del caos italiano si muovono bande, cricche e logge, poi subito derubricate, raccontate come l'agitarsi di "tre pirla", "quattro sfigati", improbabili "amici di nonna Abelarda". Al piano di sopra, al riparo da rischi e incursioni giudiziarie, almeno per ora, stanno i registi e gli utilizzatori finali. Bisignani è personaggio di grande simpatia, dalla mente lucida e dall'intelligenza rapidissima. Scrive romanzi gialli e parla, oltre che con Letta, con Angelo Balducci, con Guido Bertolaso, con Denis Verdini, con Pier Francesco Guarguaglini, con Cesare Geronzi...

Ha un certo know-how. Ha sempre negato l'appartenenza alla P2, quella classica, eppure le carte e la tradizione orale gli attribuiscono la tessera 1689 e la qualifica di reclutatore. Nel 1981, quando Giuliano Turone e Gherardo Colombo scoprirono a Castiglion Fibocchi gli elenchi della loggia segreta di Licio Gelli, il ragazzo aveva solo 28 anni. Brillante giornalista dell'Ansa, precoce capoufficio stampa del ministro del Tesoro Gaetano Stammati (piduista) nei governi Andreotti degli anni Settanta. Era una giovane promessa. Mantenuta: dieci anni dopo ha attraversato la stagione di Mani pulite solo con qualche fastidio in più. Una condanna (3 anni e 4 mesi per aver smistato la maxitangente Enimont, ridotti in Cassazione a 2 anni e 8 mesi) che dimostra che il ragazzo, nel 1993, a 40 anni, potente responsabile delle relazioni esterne del gruppo Montedison, era cresciuto. Anche in abilità e coperture, visto che il peggio di quella stagione resta ancor oggi segreto. Qualcosa ha raccontato Gianluigi Nuzzi nel suo libro "Vaticano Spa". Negli anni Novanta, infatti, zitto zitto Bisignani manovra una gran quantità di soldi parcheggiati in Vaticano. Con l'aiuto di monsignor Donato de Bonis, già segretario di Paul Marcinkus, cardinale e indimendicato compagno di scorrerie dei bancarottieri Michele Sindona e Roberto Calvi. L'11 ottobre 1990, dunque, Bisignani apre, con 600 milioni in contanti, un conto riservatissimo presso lo Ior . È il numero 001-3-16764-G intestato alla Louis Augustus Jonas Foundation (Usa). Finalità: "Aiuto bimbi poveri".

"Bisignani ha ottimi rapporti con lo Ior da quando si occupava di Calvi e dell'Ambrosiano", raccontò poi de Bonis in un'intervista. "La sua è una famiglia religiosissima; suo padre, Renato, un alto dirigente della Pirelli scomparso da anni, era un sant'uomo, la madre, Vincenzina, una donna tanto perbene. Bisignani è un bravo ragazzo. L'Istituto si occupa di opere di carità e gli amici aiutano i poveri, quelli che non hanno niente. Anche il sarto Litrico mi diceva 'io vesto i ricchi per aiutare i poveri'".

I bimbi poveri, in realtà, non ebbero gran giovamento dai soldi della Jonas Foundation. Il 23 gennaio 1991, de Bonis si presenta allo Ior con quasi 5 miliardi di lire in titoli di Stato, li monetizza e suddivide il ricavato su due conti: 2,7 miliardi sul deposito dell'amico Bisignani, mentre quasi 2,2 li accredita sul conto Cardinale Spellman, che gestisce in proprio e per conto di "Omissis", come viene chiamato in Vaticano Giulio Andreotti. Dal conto Spellman parte subito un bonifico da 2,5 miliardi al conto FF 2927 della Trade Development Bank di Ginevra: è la prima tranche della supermazzetta Enimont, "la madre di tutte le tangenti", che andrà a irrorare, a pioggia, i partiti politici italiani per benedire il divorzio di Stato tra Eni e Montedison.

Nel giro vorticoso della lavanderia vaticana, sul deposito Jonas Foundation di Bisignani entrano 23 miliardi. E lui, fra l'ottobre 1991 e il giugno 1993, ne ritirerà in contanti 12,4. Che l'uomo sia sveglio lo si capisce già nell'estate del 1993, quando annusa il disastro (i magistrati di Mani pulite stanno per arrivare alla maxitangente Enimont): così il 28 giugno di quell'anno corre allo Ior, ritira e distrugge i documenti che vi aveva lasciato all'apertura dei conti e chiude il Jonas Foundation. Ritira, in contanti, quel che resta: 1 miliardo e 687 milioni. Non avendo borse abbastanza capienti, deve fare due viaggi per portar via il malloppo. Un mese dopo è latitante. È il momento più nero di Mani pulite. Tre protagonisti della vicenda Enimont muoiono in circostanze drammatiche: il presidente dell'Eni Gabriele Cagliari con un sacchetto di plastica in testa in una cella di San Vittore; il regista sconfitto dell'operazione Enimont, Raul Gardini, con un colpo di calibro 7,65 nella sua dimora milanese; il direttore generale delle Partecipazioni statali, Sergio Castellari, con il volto spappolato nella campagna romana.

Tanti conti non tornano, in questa storia. Anche quelli dei soldi. La tangentona Enimont, rivelano i documenti vaticani messi a disposizione da Nuzzi, era ben più grossa di quella individuata dai magistrati di Mani pulite. E molti personaggi sono stati coperti dai silenzi vaticani. Tra questi, l'ineffabile "Omissis". Almeno 62 miliardi sono stati nascosti, si sono volatilizzati. E di questo tesoro rimasto segreto, 1,8 miliardi sono passati sul conto di Bisignani.

Quattordici anni dopo, un altro magistrato bussa alla sua porta. Si chiama Luigi De Magistris, alle prese con l'inchiesta Why not. Sta indagando su un comitato d'affari attivo in Calabria, ma con la testa a Roma. È convinto che sia organizzato come un'associazione segreta, una nuova P2, tanto che contesta ai suoi indagati proprio il reato previsto dalla legge Anselmi. È convinto che Bisignani di questa nuova P2 sia uno dei punti di riferimento. Il 5 luglio 2007 si presenta di persona, a sorpresa, ai suoi indirizzi romani, l'abitazione e la sua azienda Ilte (Industria Libraria Tipografica Editrice) di piazza Mignanelli. Ha un mandato di perquisizione. Bottino scarso: qualche documento e un Blackberry 7230 blu. "Ho avuto l'impressione che fosse stato avvertito: lui era volato improvvisamente a Londra", dice oggi De Magistris. "Dopo quella perquisizione, le manovre contro di me hanno un'accelerazione. Due mesi dopo mi sottraggono l'indagine".

Di Why not restano oggi soltanto i rapporti accertati degli indagati. Bisignani, per esempio, era in contatto con molti politici, imprenditori, manager, uomini degli apparati. Tra questi, Clemente Mastella, allora ministro della Giustizia, Walter Cretella Lombardo, potente generale della Guardia di finanza, Salvatore Cirafici, il dirigente di Wind responsabile della gestione delle richieste di intercettazioni e tabulati inviate all'azienda telefonica   da tutte le procure italiane.

Oggi, tre anni dopo, nuova indagine, nuovo comitato d'affari, nuova P2. Luigi Bisignani resta a guardare, dall'alto. Ha visto sbriciolarsi la Prima Repubblica, la Dc, il Psi. Non s'impressiona certo per la decomposizione del berlusconismo.  



L’uomo dei segreti tra tangentopoli, santi e Santanchè

Sabato 05 Marzo 2011 21:08

Il potere invisibile di B. Nel senso di Bisignani, non Berlusconi. Una sorta di B2, che suona bene perché il cinquantasettenne Luigi Bisignani detto Gigi nella Prima Repubblica aveva la tessera numero 1689 della loggia P2 del Venerabile Licio Gelli. Allora, Bisignani era un giovane andreottiano che bruciava le tappe. Giornalista promettente dell’Ansa entra nel Palazzo come capoufficio stampa di un ministro democristiano, Gaetano Stammati. La sua rete politica si estende all’industria e alla finanza. Collabora con Raul Gardini e la Ferruzzi. ConosceCesare Geronzi. Ma l’ancièn regime del pentapartito finisce male anche per il potente Bisignani. Latitante e arrestato due volte per la maxi-tangente Enimont transitata sui conti vaticani dello Ior.



Fin qui la sua prima vita. Per la seconda, un velo è alzato nel luglio del 2008 da un’intervista a Repubblica di Giuliano Tavaroli, l’ex capo della security di Telecom accusato di dossieraggio illecito. Tavaroli parla dei suoi rapporti romani e dice: “Mi immagino una piramide. Al vertice superiore Berlusconi. Dentro la piramide, l’uno stretto all’altro, a diversi livelli d’influenza,Gianni Letta, Luigi Bisignani, ScaroniCossigaPollari. È il network che, per quel che so, accredita Berlusconi presso l’amministrazione americana. Io non esito a definire questa lobby un network eversivo che agisce senza alcuna trasparenza e controllo. Mi resi conto subito che quella lobby di dinosauri custodiva segreti (gli illeciti del passato e del presente) e li creava”.



Attenzione alle date. Nel 2008 ancora non sono esplosi gli scandali sessuali del Caimano. La situazione si ribalta del tutto nella primavera successiva del 2009. Il Cavaliere va a Casoria alla festa di compleanno di Noemi LetiziaGianni Letta confida ai suoi amici, sconsolato: “Uno statista non può andare a una festa a Casoria”. Nell’inner circle del premier inizia l’era delle congiure per un’eventuale transizione di emergenza. A scontrarsi sono due filiere di poteri forti. Una è quella descritta da Tavaroli, con Letta e Bisignani, l’Eni di Scaroni, i Servizi. Custodire segreti. Oppure crearli. Qualcuno la chiama la “Ditta”. Nei palazzi romani il nome più sussurrato è quello di Bisignani, ufficialmente solo un stampatore con studio a piazza Mignanelli. Il leghista Roberto Calderoli aggiunge un altro tassello, quando si sfoga per il ministero breve del suo amico Aldo Brancher, a suo dire vittima di un linciaggio mediatico: “Certi poteri forti giudicano male la politica che decide senza il loro permesso. E il Corriere della Sera è il terminale di queste manovre”. Ed è proprio il quotidiano di Ferruccio de Bortoli, esattamente un anno fa, a essere protagonista di un giallo. Un editoriale di Ernesto Galli della Loggia sul “Pdl partito fantasma” viene tolto dalla pagina e poi ripubblicato il giorno dopo per stroncare sospetti. A sorpresa, Della Loggia istituzionalizza lo scontro in atto: “È dalla famigerata notte di Casoria, che le maggiori insidie vengono a Berlusconi e al suo governo non già dall’opposizione ma proprio dalla sua stessa parte, se non addirittura dalle stesse cerchie a lui più vicine. Dalla primavera dell’anno scorso si stanno ordendo a ripetizione intrighi, organizzando giochi e delazioni, quando non vere e proprie congiure (non mi riferisco certo all’azione del presidente Fini, il quale, invece, si è sempre mosso allo scoperto), allo scopo di trovarsi pronti, con i collegamenti giusti, quando sarà giunto il momento, da molti dei cortigiani giudicato imminente, in cui l’Augusto sarà costretto in un modo o nell’altro a lasciare il potere”. Avversario della “Ditta” di Letta e Bisignani è il cartello di Giulio Tremonti, che ha buoni rapporti con la Lega ma fa sponda con il finanziere bianco Giovanni Bazoli per arginare dentro Rcs Cesare Geronzi, incluso nella filiera romana.



I due fronti si danno battaglia su tutto: dalla potenziale transizione alla gestione corrente di nomine e appalti. La “Ditta” è bersagliata da più parti. Letta viene azzoppato dalle inchieste sulla cricca di Bertolaso e Anemone, anche se non usciranno mai le temute intercettazioni sul suo conto. Prima ancora viene accusato dai falchi del Pdl sulle falle nella rete di sicurezza delle residenze del premier. Ma tocca ancora al leghista Calderoli sparare un nuovo attacco sulle congiure della “Ditta” ed evocare le elezioni anticipate per sventarle: “Quando i leader di una maggioranza lo decidono si va alle urne. E così si dà una lezione ai viscidoni che anche all’interno del governo mantengono ambigue connivenze coi poteri forti. Ce n’è uno in particolare, ma non è il solo, ce ne sono dieci-venti che hanno la coscienza sporca. Chi deve capire capisce. Ma stia certo il Gran Visir dei poteri forti: non l’avrà vinta”. Il ministro Brunetta gli dà manforte e arriva a parlare di “élite di merda che preparano un colpo di Stato”. Lo stesso Berlusconi fa riferimento a “un’entità esterna” che lavora contro il governo. Qualche giorno dopo, sarà il suo fedele Confalonieri a dare l’interpretazione autentica: “Ovunque l’opposizione tenta di far cadere i governi; la differenza è che in Italia l’opposizione non la fanno i partiti di sinistra, che sono messi malissimo, ma una parte dell’establishment”.



Non solo: come riportato dall’Espresso, il Cavaliere definisce così Bisignani: “Oggi è l’uomo più potente in circolazione. Più potente di me”. Il versante più torbido della “Ditta” sarebbe però un altro ancora: per una fase Bisignani è vicino, attraverso la zarina berlusconiana Daniela Santanchè, al Giornale di Feltri e Sallusti nel momento in cui il quotidiano è accusato di essere una macchina del fango. Custodire segreti oppure crearli. Primo step: il caso “Boffo-Avvenire”, che in realtà serve a cuocere lento il Cavaliere perché gli brucia i rapporti con la Chiesa, già precari per il bunga bunga. Quando è il turno di Fini con la casa di Montecarlo, sono i colonnelli di Fli a dare addosso a Bisignani, come “il braccio destro operativo di Gianni Letta, l’uomo delle nomine delicate, che governa nelle informazioni più sensibili il sito di Dagospia, sostenuto dai finanziamenti di Eni ed Enel”. Oggi nell’inner circle del Caimano i due fronti litigano per un succoso pacchetto di nomine, funzionale al fatidico dopo Berlusconi. Nella battaglia finale qualcosa è cambiato: Bisignani e Santanchè hanno rotto, il “Corriere” appare riposizionato su Tremonti e dà spazio all’inchiesta sulla P4. E nella “Ditta” si guarda con interesse alle inchieste sugli uomini più legati al ministro dell’Economia, come Marco Milanese.



Fabrizio d’Esposito -  Il Fatto Quotidiano - 05 marzo 2011


 

giovedì 24 giugno 2010

Il neo-Ministro è impedito

Da pochi giorni Ministro per l'attuazione del federalismo (mai più senza!), Aldo Brancher chide il legittimo impedimento per il processo in cui è imputato.


E se vi sembra scandaloso leggete il racconto di Travaglio sulla sua storia passata (giudiziaria e non solo)

lunedì 1 febbraio 2010

Ho una teoria

(di Leonardo Tondelli: http://www.unita.it/rubriche/hounateoria/94460/0)

Può darsi che sia arrivato anche voi: il Male Assoluto via e-mail. È un allegato che vi ha spedito un vostro amico, o un collega (ma può anche trattarsi di un perfetto sconosciuto). Un clic, e ve lo trovate davanti. Certo, è un orrore ‘già visto’: le foto in bianco e nero dei prigionieri dei campi di sterminio tedeschi. Eppure, dopo tanti anni (e dieci Giornate della Memoria) le foto restano spaventose. Ce n’è una che mostra una fossa comune, un’altra che ritrae un gruppo di bambini, nudi e scheletrici – qualcosa non va. Non si dovrebbero inviare foto di cadaveri o di bambini nudi e torturati per e-mail. Potrebbe perfino essere illegale. Eppure la persona che vi ha spedito il messaggio era in buona fede: il pensiero di commettere un reato non deve averlo sfiorato nemmeno. Lo ha fatto a fin di bene: voleva aiutarvi a ricordare.

Ma soprattutto voleva mettervi in guardia da chi la Shoah fa di tutto per dimenticarla: i cosiddetti negazionisti. Pare che siano dappertutto, e che malgrado tutti i nostri sforzi aumentino sempre di più. Com’è possibile? Nel testo che accompagna le foto spaventose si legge: Recentemente, il Regno Unito, ha rimosso l’Olocausto dai suoi programmi scolastici perché “offensivo” nei confronti della popolazione mussulmana che afferma che l’Olocausto non è esistito…

Ecco risolto l’arcano: i negazionisti sono i musulmani. La “popolazione musulmana” addirittura “afferma che l’Olocausto non è mai esistito”. E siccome i musulmani sono un blocco compatto, probabilmente la penseranno così anche quelli che abitano tra noi. Non solo, ma sono tutti terribilmente suscettibili: appena provi a parlare di Shoah nelle scuole, si offendono a morte, e quindi gli insegnanti del Regno Unito avrebbero deciso di non parlarne più. Non è una vergogna? Non vale la pena di contrastarla in tutti i modi, anche inviando foto di cadaveri ad amici e conoscenti?

È una vergogna, sì, perché è una bugia. Una bufala. Non è vero che il Regno Unito abbia “rimosso l’Olocausto” dai programmi scolastici. La “popolazione musulmana” della Gran Bretagna non ha mai fatto pesare questa sua supposta suscettibilità. Senz’altro il negazionismo si è diffuso anche tra i musulmani, ma questo non significa che la maggioranza di loro non creda alla Shoah. I loro figli, comunque, a scuola la imparano. Lo spiegava già due anni fa Paolo Attivissimo, nel suo prezioso blog anti-bufale: “L'equivoco è nato probabilmente perché qualcuno ha interpretato male la segnalazione sul Guardian che un singolo dipartimento di storia di una singola scuola aveva tolto l'Olocausto dal proprio programma”. La bufala gira per la rete sotto forma di catena informatica forse già dal 2005. Probabilmente è nata in inglese, ma è stata più volte tradotta in italiano da persone volonterose che hanno accolto l’invito finale (“Aiuta ad inviare l’e-mail in tutto il mondo. Traducila in altre lingue se necessario”).

Da un anello all’altro la catena ha accumulato diversi errori: a un certo punto ai “sei milioni di ebrei” sono stati aggiunte le cifre fantasiose di “20 milioni di russi”, “10 milioni di cristiani” e “1900 preti cattolici” (viceversa nessuno ha sentito la necessità di aggiungere i dati sullo sterminio di altre minoranze, come zingari, omosessuali o testimoni di Geova). Il fulcro del messaggio comunque è rimasto lo stesso: gli orrori compiuti dai nazisti rischierebbero di scomparire dalla nostra memoria collettiva a causa… dei musulmani suscettibili. Ma questa cos’è, se non una diceria che scredita una minoranza, in modo non molto diverso diverso da quelle che circolavano sulle minoranze ebree negli anni Trenta del secolo scorso? E perché non ce ne siamo accorti subito? Probabilmente eravamo distratti dai cadaveri, dai bambini, dalle immagini dell’orrore che non ammettono discussioni. L’orrore dello sterminio degli ebrei è stato usato per contrabbandare una diceria razzista su un’altra minoranza: difficile immaginare qualcosa di così diabolico. Eppure è lì, nella nostra casella della posta.

Ho una teoria: contro l’odio e il razzismo l’esercizio della memoria non basta. La memoria dei crimini del passato può aiutarci a non ripeterli, ma anche ispirarci a commetterli. Chi per primo ha scritto quella mail ha saputo usare le parole giuste e scegliere le immagini più adatte a ricattare la nostra coscienza. Il suo obiettivo non era salvare la memoria di uno sterminio, ma creare le premesse per il prossimo. Contro un odio così astuto, il ripasso fotografico degli orrori del passato non sarà mai sufficiente. Se davvero vogliamo contrastarlo dovremmo doppiarlo in astuzia: diffondere dubbi e senso critico dove altri seminano ignoranza e dicerie. Meglio cominciare subito.

01 febbraio 2010

sabato 23 maggio 2009

POVERA scuola!...

Per salvare la scuola pubblica dalla bancarotta i genitori devono mettere mano al portafogli. Più di 250 dirigenti scolastici dell'Asal (l'Associazione scuole autonome del Lazio) hanno consegnato ai genitori una lettera sulla "grave situazione finanziaria". Faremo "di tutto per garantire il diritto allo studio e, nello stesso tempo, il contenimento della spesa - scrivono - Ma nelle attuali condizioni le due cose non sono più conciliabili e diventa indispensabile il versamento del contributo deliberato dal Consiglio d'istituto per contribuire alla sopravvivenza". [...]. Le scuole italiane, in questi cinque mesi del 2009, non hanno ricevuto neppure un centesimo per le cosiddette spese di Funzionamento didattico-amministrativo (toner, fotocopie, cancelleria, detersivi), i fondi per le supplenze sono stati ridotti del 40 per cento e per le visite fiscali, obbligatorie col decreto Brunetta anche per un giorno d'assenza, non ci sono fondi. Mancano, inoltre, i soldi per i corsi di recupero estivi nella scuola superiore che coinvolgeranno mezzo milione di studenti. Finora, gli istituti hanno tamponato con i cosiddetti residui di bilancio che sono presto svaniti. "Le scuole - segnala Francesco Scrima, leader della Cisl scuola - vantano un credito nei confronti dello Stato per un miliardo di euro". [...]. Così le scuole sono costrette a richiedere "contributi volontari" alle famiglie che oscillano tra i 20 ai 120 euro l'anno.


Fonte: http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-11/scuola-2009-11/scuola-2009-11.html


Tristezza. Paura. Manderemo i nostri figli a studiare dalle suore??

domenica 17 maggio 2009

Gli Altri e la paura

A proposito del post di Sandra, vi segnalo volentieri la bella Amaca di oggi di Serra su "Repubblica".


Che fa contrasto con le dichiarazioni dei nostri ineffabili Ministri della Difesa (vedi commento al post precdente) e dell'Interno. Da segnalare in particolare la "simpatica" esaltazione da parte del Ministro dell'Interno (!) di "Maroni e Manganelli" (il cognome del Capo della Polizia) come binomio vincente per "picchiare" duro contro la criminalità.


D'altra parte non possono sfuggire le dichiarazioni che, anche da parte PD (Fassino, Chiamparino) in vario modo giustificano la politica dei "respingimenti" dei migranti.


E' possibile immaginare una politica che, invece di parlare ai nostri istinti animali (Fuori gli estranei dalla mia tana!), faccia sua le istanze storiche ed etiche delle necessità dell'accoglienza? O, se vogliamo, dell'impossibilità a fermare la storia con le leggi, per di più penali? (Ricordiamoci che il Parlamento si appresta ad approvare il "reato di immigrazione clandestina". Reato penale!).


Di fronte agli estremisti al potere non si può tacere. Tempo fa, Sandra, parlavi di "diritto naturale". Alla fine, potrà la nostra paura negare a uomini disperati che cercano una vita migliore la possiiblità di poggiare i piedi sul nostro (?) Sacro Suolo?

martedì 20 gennaio 2009

Insediamento di Barack Obama

Siamo passati dal "buonismo" di Veltroni...
...al "buanismo" di Obama!!!
;)
a parte gli scherzi...
speriamo bene!
 



martedì 2 dicembre 2008

Meglio perseguitati che sposati...

Non bisognerebbe mai finire di stupirci.


Decine di paesi nel mondo ancora adottano politiche francamente persecutorie nei confronti degli omosessuali, dalla pena di morte ai lavori forzati.


In settembre la giovane Rama Yade, Ministro dei Diritti Umani della Francia di Sarkozy, ha proposto una petizione all'ONU per la depenalizzazione mondiale dell'omosessualità.


Ieri i massimi portavoce dello Stato Pontificio (dobbiamo chiamarla Chiesa, e per di più "cattolica"?) alle Nazioni Unite si sono detti nettamente contrari alla proposta, perché potrebbe costituire una indiretta legittimazione ai matrimoni gay.


Attendiamo ora con ansia dichiarazioni contrarie alla scuola pubblica perché sfavorisce quella privata, al pacifismo perché contrasta con Dio-Patria-Famiglia e all'attività fisica delle donne in gravidanza perché potrebbe aumentare il rischio di abortività.


Dobbiamo smettere di incazzarci o di prenderli sul serio?

mercoledì 22 ottobre 2008

Il dialogo del premier con l'Università...

Berlusconi oggi: "Non permetterò l'occupazione delle Università. L'occupazione di luoghi pubblici non è la dimostrazione dell'applicazione della libertà, non è un fatto di democrazia, è una violenza nei confronti degli altri studenti che vogliono studiare. Convocherò oggi  il ministro degli Interni, e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell'ordine per evitare che questo possa succedere".


[Per la cronaca vi informo che buona parte delle occupazioni prevede la prosecuzione della didattica, una sua "trasformazione" per renderla visibile in piazza o un suo blocco solo temporaneo].


Lo stesso giorno, Napolitano scrive a studenti, dottorandi e ricercatori della Sapienza: "E' indispensabile che su questi temi non si cristallizzi un clima di pura contrapposizione, ma ci si apra all'ascolto reciproco, a una seria considerazione delle rispettive ragioni". "[Sulla] tematica degli ordinamenti e della gestione del sistema universitario è atteso un confronto tra il governo e gli organismi rappresentativi delle Università''.


Per la cronaca, se vi fosse sfuggito, a oggi non c'è nessun "tavolo" di discussione tra il Governo e l'Università sulla sedicente riforma.


E' troppo dire ci si avvicina pericolosamente a una concezione autoritaria dello Stato?

Sul ponte di Giussano noi ci darem la mano

Il ponte in questione è quello della cosiddette "classi ponte" previste da un recente emendamento proposto dalla Lega con il pretesto di favorire l'integrazione linguistica dei figli degli immigrati, necessaria per il loro corretto inserimento nella scuola italiana.
Anche oggi il Berlusca ripete:"la proposta delle 'classi ponte' per i figli di immigrati non è dettata da razzismo ma da buonsenso. Conoscere la lingua italiana è necessario".

Detta così uno cosa si immagina? Una specie di corso di lingua propedeutico.
Ed infatti il testo dell'emendamento recita:

"Il governo è impegnato a favorire, all'interno delle predette classi di inserimento, l'attuazione di percorsi monodisciplinari e interdisciplinari, attraverso l'elaborazione di un curricolo formativo essenziale, che tenga conto di progetti interculturali, nonché dell'educazione alla legalità e alla cittadinanza:

a) comprensione dei diritti e doveri (rispetto per gli altri, tolleranza, lealtà, rispetto della legge del paese accogliente);

b) sostegno alla vita democratica;

c) interdipendenza mondiale;

d) rispetto di tradizioni territoriali e regionali del Paese accogliente, senza etnocentrismi;

e) rispetto per la diversità morale e cultura religiosa del Paese accogliente"

Siamo veramente dei grandi: a questi bambini e ragazzetti immigrati offriamo non solo un corso di lingua, ma il pacchetto completo affinché imparino davvero a comportarsi bene e seguano l'esempio di noi che siamo già bravi!
Perché sicuramente l'Educazione non l'avranno imparata dai loro genitori, che provengono certamente da civiltà tribali (probabilmente da uno dei "paesi canaglia").

Si noti per altro che non si parla di età, per cui suppongo provvedimenti di cui sopra (educazione alla legalità, rispetto della legge del paese accogliente etc.) sarebbero rivolti anche a bambini piccoli...

Mi auguro che almeno di fronte a questo tema il Pastore Tedesco faccia una bella abbaiata (tanto deve comunque metter bocca nelle cose di casa nostra): ovviamente però non prima di aver risolto la pratica Eluana (ogni cosa ha la sua priorità...)

venerdì 17 ottobre 2008

FIDUCIA NEL GOVERNO: GELMINI UNA STAR

Sento un po di fiacca nel blog... provo a tornare niccurturale:

<<

Sondaggio Ipr marketing per Repubblica.it sulla fiducia al governo
Il Presidente del Consiglio mai così in alto da maggio. Stabile il governo


Il premier al massimo della fiducia
Tremonti, Gelmini, Brunetta: le star


Tra i partiti bene l'Udc e Di Pietro. Il Pd per la prima volta sotto il 30 per cento
di CLAUDIA FUSANI





Il premier al massimo della fiducia Tremonti, Gelmini, Brunetta: le star


ROMA - Un uomo solo al comando, si chiama Silvio Berlusconi: il 62 per cento degli italiani ha fiducia in lui come premier, come leader e come capo del governo. Nonostante la crisi economica, nonostante le pessime notizie che arrivano dal fronte della spesa pubblica, del costo della vita e dell'inflazione. Nonostante governi a colpi di decreti e fiducia, abbia traslocato Palazzo Chigi a palazzo Grazioli, la sua residenza privata, e tutto il modo di procedere di questo governo sia sempre più simile a una gestione aziendale e il consiglio dei ministri a un consiglio di amministrazione. Nonostante, ancora, i lodi che via via "salvano" lui in quanto premier (Alfano), i manager (lodo Cicolani-Paravia) e l'anziano giudice Corrado Carnevale, quello che in Cassazione "ammazzava" le sentenze di mafia, che definì Giovanni Falcone "un cretino" e che potrebbe diventare primo presidente della Cassazione.

Nonostante tutto questo, che sono i capi d'accusa secondo l'opposizione, il gradimento di Silvio Berlusconi cresce di due punti e non è mai stato così in alto dall'inizio della legislatura. Lo dice il sondaggio Ipr marketing per Repubblica.it. Le interviste sono state effettuate il 13 e il 14 ottobre, hanno coinvolto mille cittadini italiani residenti in Italia e disaggregati per sesso, età ed area di residenza. Ha risposto il 93 per cento degli intervistati. Il sondaggio misura la fiducia anche nel governo (costante, 54%) e in ogni singolo ministro. Nella squadra di Palazzo Chigi, Giulio Tremonti strappa il trono a Roberto Maroni grazie a un balzo in avanti di cinque punti percentuale.

Silvio, prima di tutto. Ipr marketing ha misurato con costanza mensile, dall'8 maggio giorno in cui il governo ha giurato, la febbre della fiducia nel premier da parte degli italiani. E mai era arrivata al 62 per cento, due punti percentuale in più rispetto al 15 settembre (60%), nove in più rispetto alla partenza. Il Cavaliere è stato sempre in costante crescita tranne nella rilevazione di metà luglio. Tiene anche la squadra di governo: il suo gradimento resta costante (54%) rispetto a un mese fa, a maggio era partita dal 49 per cento. In generale si può dire che il momento di maggiore difficoltà per il team di Berlusconi sia stato a luglio, nel pieno della discussione sulla legge sull'immunità alle più alte cariche dello stato.

Giulio batte Roberto. Piccoli terremoti in vetta alla classifica del gradimento nei confronti di ogni singolo ministro. Per la seconda volta Giulio Tremonti conquista il podio più alto (la prima fu a giugno) scalzando per un punto percentuale il collega dell'Interno Roberto Maroni. Il professore ha dimostrato, così almeno dice il sondaggio, di saper tenere dritta la barra nelle tempeste economiche e finanziarie di queste settimane. Soprattutto ha dimostrato che il suo pessimismo, quello per cui ha spiegato di aver blindato a luglio la finanziaria perché in autunno ci sarebbero state tempeste, era fondato e motivato. Gli italiani ricordano e lo premiano. E' sotto di un punto, ma costante rispetto al mese prima, Maroni che tiene duro su immigrazione, lotta alla criminalità e la spunta sul collega alla Difesa Ignazio La Russa circa l'impiego di militari lungo il litorale domizio per fronteggiare i casalesi.
<b>Il premier al massimo della fiducia<br/>Tremonti, Gelmini, Brunetta: le star</b>

Il ministro Brunetta prova i nuovi tornelli all'ingresso di palazzo Chigi




Brunetta incalza. A quanto pare possono di più i tornelli d'ingresso per i dipendenti di Palazzo Chigi, la campagna sui fannulloni e il piano di taglio dei costi della burocrazia che non la previsione di non assumere un terzo dei ricercatori con contratto a termine. O, in parte c'entra un po' anche lui, la privatizzazione delle università. Renato Brunetta, che firma entrambi i provvedimenti, cresce di due punti percentuale (60% di gradimento), sale al terzo posto della classifica, a parità con il titolare della Farnesina Franco Frattini (60%), e si conferma in assoluto il più gradito della squadra di governo. A maggio era al palo, al 45%, tra i più bassi. A giugno, con la campagna sui fannulloni, era già schizzato al sessantuno per cento, secondo solo a Berlusconi.

Stabili Sacconi e Alfano. Alitalia, nel cui decreto era stato infilato lo scherzetto del lodo salva-manager, e riforma della giustizia non pesano sul termometro della fiducia dei titolari del Welfare e Giustizia. La lunga e drammatica trattativa sulla cessione a Cai della compagnia aerea nazionale, il pugno di ferro di Sacconi contro quello di velluto di Letta (non misurato in quanto non è ministro) non spostano il gradimento (58 per cento) nei confronti del ministro del Lavoro. Gradimento che addirittura migliora (di due punti fino ad arrivare al 54%) nei confronti del ministro Guardasigilli.

Gelmini, è nata una stella. Proprio così, altro che grembiuli, maestri unici e otto miliardi di euro di taglio alla scuola pubblica. La giovane ministra della Pubblica Istruzione mette a segno in questo mese il balzo in avanti più consistente,quattro punti (42%) contro i cinque di Tremonti. Eppure le città sono piene di cortei, manifestazioni e sit-in. Tutti contro "Santa Ignoranza" che ha il volto gentile del ministro.

Carfagna, sempre meglio. Il ddl sul federalismo non porta voti ai leghisti: Bossi e Calderoli, che di quella legge sono i depositari, restano stabili, anzi il Senatur scende di un punto. Piacciono, invece, la legge sulla prostituzione e quella sullo stalking (minacce telefoniche), fiori all'occhiello del ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna che guadagna due punti, arriva al 44 per cento e non era mai stata così in alto nei sondaggi di Ipr marketing.

E nel dettaglio... Il sondaggio questa volta cerca di andare oltre la semplice fiducia e di individuarne i motivi sulla base di quattro indicatori: determinazione, sincerità, competenza e capacità comunicativa. Combinando i risultati, vince alla grande Renato Brunetta: è il più sincero e il più determinato; è al secondo posto per la competenza e al terzo per la capacità comunicativa. Un trionfo. Lo segue Maroni, grande comunicatore, semplice, schematico, la concessione dell'occhialino rosso che non guasta. Tremonti risulta il più competente ma resta in fondo (rilevate solo le prime cinque posizioni) su sincerità e comunicativa.

La fiducia nei partiti. La più premiata è l'Udc (ma non c'era ancora la notizia del sindaco arrestato in Calabria per collusione con l'ndrangheta) che sale di cinque punti percentuali (25%). Il partito di Casini resta ultimo preceduto dalla Lega stabile al 30%. Si muove la situazione in testa. Primo il partito del Popolo della Libertà (54%), seguito da Di Pietro il cui gradimento cresce di due punti (46%). Perde invece un punto e va per la prima volta sotto il 30 per cento il Partito Democratico. A maggio era al 38 per cento. Non bello un anno dopo il trionfo delle primarie.

[fonte: repubblica.it]
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Questo è un sondaggio commissionato da Repubblica, ma allora questo governo sta lavorando bene?

Cosa c'è che non quadra... a sentire gli interessati dei settori soggetti ai tagli traspare che le manovre del governo siano pazzesche, ma il consenso non accenna a calare, anzi per la Gelmini sale...

Mi chiedo perchè gli Univerisitari protestano contro il ministro che taglia e non chiedono le dimissioni dei Rettori e tutto il loro entourage (che sono quelli che così male hanno gestito i pochi soldi che c'erano)?

bye
Sauro

martedì 22 luglio 2008

L'Università verso il collasso

Scusate se vi tedio, ma non mi pare che i due TG di regime abbiano speso neppure una parola sul movimento che sta sconvolgendo la sonnacchiosa Università italiana (proprio tutti, dai Rettori ai Ricercatori precari) contro i tagli minacciati dal sor Tremonti. L'unico resoconto che ho trovato è dell'Unità (sarà un caso?). Blocco delle assunzioni, riduzione dei trasferimenti statali, aumento delle tasse di iscrizione... La ricerca a puttane, e studierà chi se lo può permettere...

sabato 21 giugno 2008

Finanziaria: Scuola e Sanità

Non sono riuscito ad approfondire più di tanto le anticipazioni sulla manovra finanziaria.


Quello che è chiaro è che quando si parla di "tagli agli enti locali e alla pubblica amministrazione" due voci non secondarie sono:


- tagli alla sanità (che attualmente è finanziata in gran parte dalle Regioni)


- tagli alla scuola (-100000 insergnanti entro il 2011!)


Vediamo di tenerlo presente, tra "Robin tax" (ma aumentare le tasse ai petrolieri non vorrà dire aumentare ancor più il prezzo di benzina e gasolio?) e mance ai pensionati sociali...

sabato 26 aprile 2008

Inferno e Legge di Boyle

Per proseguire con le tematiche teologico-metafisiche...



...ecco il testo di una domanda “bonus” di chimica posta all’università di Nanterre. La risposta di uno studente è stata così strana che il Professore l’ha condivisa con i suoi colleghi, via Internet, ed è per questo che voi avete il piacere di leggerla…


 


Domanda bonus: “L’Inferno è esotermico o endotermico?”


(esotermico: emette calore – endotermico: assorbe calore)


 


La maggior parte degli studenti hanno risposto utilizzando la legge di Boyle (quando un gas si dilata la sua temperatura diminuisce e viceversa) o le sue varianti.


Al contrario uno studente ha risposto come segue:


 


Prima di tutto dobbiamo conoscere come varia la massa dell’inferno col passare del tempo. Dobbiamo cioè sapere a quale ritmo le anime entrano e escono dall’inferno. Penso che possiamo assumere senza alcun rischio che le anime una volta entrate non ne usciranno più.


Dunque per il calcolo del numero delle anime nell’inferno dobbiamo guardare il funzionamento delle differenti religioni che esistono nel mondo oggi. La maggior parte delle religioni afferma che se non siete membri della loro religione andrete all’inferno. Dato che esiste più di una religione che esprime questa regola e dato che le persone non appartengono a più religioni contemporaneamente, possiamo dedurre che tutte le anime andranno all’inferno.


Ora guardiamo la velocità con la quale cambia il volume dell’inferno perché la legge di Boyle specifica che “per mantenere costante la pressione e la temperatura all’inferno, questo si deve dilatare in modo proporzionale all’entrata delle anime”.


È possibili quindi fare due ipotesi:


a)     Se l’inferno si dilata a una velocità minore rispetto all’entrata delle anime allora la temperatura e la pressione aumenteranno indefinitamente fino all’esplosione dell’inferno stesso.


b)    Se l’inferno si dilata a una velocità superiore rispetto alla velocità con la quale le anime entrano, allora la temperatura diminuirà fino al totale congelamento.


Quale scegliere?


Se accettiamo il postulato della mia compagna di corso Jessica durante il primo anno di studi “Farà freddo all’inferno prima che io faccia sesso con te!” e tenendo conto del fatto che ho fatto sesso con lei la notte scorsa, allora la seconda ipotesi deve essere vera. Così io sono sicuro che l’inferno è esotermico ed è già gelido. Il corollario di questa teoria è che siccome l’inferno è già gelato, ne consegue che non accetta più anime e quindi cessa di esistere… lasciando così solo il paradiso e provando l’esistenza di un Essere Divino che spiega perché, la notte scorsa, Jessica non la smetteva di gridare “Ohhh… mio Dio!”


 


(Questo studente è il solo ad aver ricevuto un voto di 20/20)

Questioni di vita e di morte

Riflettevo,  a zig zag, sul concetto di vita e morte che ci viene miscelato nei giornali e negli ineffabili talk show televisivi,  saltellando tra un embrione congelato, ad un respiratore artificiale, passando per la faccia al silicone di Padre Pio o all'ultima escuzione capitale in Texas.


Che la vita sia un valore da difendere, promuovere, rispettare, credo sia, all'unanimità, un fondamento riconosciuto da tutti i cittadini di una democrazia liberale; nessuno può dirsi "contro la vita", e chi oggi difende la 194, o il testamento biologico, o la ricerca sulle staminali, di certo non lo fa perchè odia la vita.


Al di là delle considerazioni complesse che questi temi suscitano, non capisco, da credente, le posizioni della Chiesa riguardo a ciò e, come se pensassi a voce alta, senza sapere dove vado a parare mi sembra che:


1) "Io sono la Via la Verità, la Vita". Lo dice Gesù, uomo, Dio, per i credenti entrambe le cose, di cui la Chiesa celebra la morte e la resurrezione. Quindi la vita, almeno quella terrena, quella del corpo,non è un assoluto, la si può perdere (ce lo insegna Lui), visto che il suo significato, il valore di una persona, non sta nelle sue cellule, vive o morte che siano. il Problema non è di chi muore, ma di chi resta....


2) "Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà, alla sicurezza della sua persona" (Dichiarazione universale del diritti umani). Per un credente "diritto" si traduce in "dono di Dio" (pertanto inviolabile dagli uomini), la dignità dell'uomo sta nella libertà di disporre di tale dono, di dotarlo di senso,  nel bene e nel male. Quando la vita delle cellule umane è incosciente (e quindi priva del libero arbitrio), sia essa embrione o coprop agonizzante è tutta in braccio a Dio, sottratta alla mercé di se stessa e altrui. Quindi perché ergersi a paladini del diritto astratto dell'embrione (a cui niente può accader di male che Dio non voglia), invece che tentare un dialogo con uomini e donne che si trovano davanti all'esigenza di scelte dolorose e stare con loro ( non per forza avvallandone i comportamenti).


3) Capisco che il problema etico e giuridico nasca quando si tratta di definire i limiti delle libertà individuali, nel momento in cui le mie scelte abbiano una ricaduta più o meno pesante sulla vita altrui (l'embrione in provetta, il medico di Welby che esegue l'eutanasia, il ginecologo che pratica l'aborto terapeutico ecc.). e qui entra in gioco la politica, e l'arte dolorsa del compromesso , in cui l'idea si misura con la realtà (ricordiamocelo, la vita terrena non è un assoluto, si può perderla se si crede che, comunque avvenga, Dio la raccoglie nel suo abbraccio misericordioso). La vita in sé non ci appartiene, (neppure quando si ergono nbandiere per difenderla) le intenzioni, le riflessioni, le paure, su di essa si, quindi perchè non fasciare quelle ferite, piuttosto che etichettare madree malati acome assassini impietosi (di chi? di cosa?perché?)  L'azione o l'intenzione danno senso all'agire umano?


4) Detto questo, come fa la Chiesa, testimone che la vita risorge attraverso la morte ad avvallare l'adorazione trash di un corpo morto, ricostruito al sicilone (cellule, ancora, sacralizzate, miracolose, corpo assolutizzato....) senza sentire l'incongruenza? A Pasqua stazioniamo in preghiera davanti ad un sepolcro vuoto ( VUOTO! ma ci crediamo davvero?) e Gesù, parlando alla donna da lui amata, che tenta di abbracciarlo riconoscendolo vivo,   risponde, mi immagino io con la dolcezza di un uomo innamorato noli me tangere, non mi trattenere, vi a da quel sepolcro, la vita è oltre.


Quindi....non so.... a voi la parola io...continuo a pensarci sopra.


Cia cioa