lunedì 24 ottobre 2011
tutti ridono di berlusconi...
penso che a questo punto b. sia talmente indegno di rispetto che saltano pure le convenzioni... del resto, con le intercettazioni dei commenti di b. sia su merkel che sarkozy, b. meriti qualche frecciatina... chi si offende come italiano invece non capisce o non vuole capire... la risposta del premier francese è stata "abbiamo rispetto per le istituzioni politiche, economiche e finanziare italiane" ergo "non ne abbiamo solo per berlusconi". cosa che ritengo estremamente condivisibile.
giovedì 16 dicembre 2010
La crisi politica italiana vista dall'estero
http://www.nytimes.com/2010/12/16/opinion/16thurs2.html?_r=1&ref=silvio_berlusconi
In sintesi:
Italy needs a new government bold and credible enough to undo the damage of the Berlusconi era.
EDITORIAL
Italy’s Crisis of Confidence
Published: December 15, 2010
Prime Minister Silvio Berlusconi of Italy survived a parliamentary vote of confidence on Tuesday, but his discredited government no longer commands a working majority. That is not a situation Italy can put up with for very long. New leaders, new elections and a more honest approach to governing are urgently needed.
Investors are nervous about Italy. It is not Greece or Ireland; its deficits are manageable and much of its debt domestically held. But even before the financial crisis, Italy’s growth rates lagged behind those of its European peers, sunk by pervasive corruption and burdensome bureaucracy at every level of government. It needs a credible government that can ask for tough sacrifices at home, patience from creditors abroad and support from other European governments.
Mr. Berlusconi’s main claim to power was that he alone seemed capable of holding together the disparate center-right factions that, when united, form Italy’s usual political majority. He is now unable to do even that. The rapid evaporation of his political support was not the result of any ideological shift in Italian politics. The center-right parties still command large majorities in Parliament and in the country. Italy’s fractured center-left still looks unable to unite or to govern.
Mr. Berlusconi’s failure is personal. Imperious and ever willing to skirt legal niceties, he has alienated even close political allies in recent months with a succession of outrageous scandals, blatant conflicts of interest and special laws crafted to shield him from prosecution.
Whether or not, as the WikiLeaks cables reported, Mr. Berlusconi exhausted himself from all-night partying, his performance in office has exhausted Italy, demeaning public discourse and weakening the rule of law.
All Italian political leaders share blame for the country’s mess. But Mr. Berlusconi was the one who promised to make things better. Instead, he made them worse. For now, he remains in office. A prolonged caretaker administration is not the answer. Italy needs a new government bold and credible enough to undo the damage of the Berlusconi era.
martedì 16 novembre 2010
Come ci vedono dall'estero
da: http://www.repubblica.it/politica/2010/11/16/news/newsweek_berlusconi-9160225/
Il Guardian:
"Diventa sempre più difficile capire che cosa debba fare ancora Silvio Berlusconi per essere cacciato. Nella maggior parte dei Paesi, soltanto uno delle decine di scandali che lo hanno visto coinvolto sarebbe bastato per finirlo politicamente. Ogni volta che ne esplode uno nuovo, più sordido e incredibile del precedente, viene da pensare che questa volta non riuscirà a scamparla. Si pensa, speranzosi, questa volta non riuscirà a sopravvivere ad una sentenza che afferma che ha corrotto un avvocato perché testimoniasse il falso. O a scrollarsi di dosso la montagna di prove a sostegno del fatto che organizza con regolarità orge con escort a pagamento, nelle sue residenze private e ufficiali. Invece è ancora al potere, ancora il leader di uno dei paesi più colti ed importanti d'Europa. Dopo tutti questi anni, continua a sembrare incredibile". La conclusione è che "l'unico modo per liberare la politica italiana dalla sua immensa e deleteria influenza sarebbe che morisse, oppure che il Paese subisse una completa e programmatica deberlusconizzazione, nel tentativo di tornare alla normalità dopo 20 anni di lavaggio del cervello televisivo". Fra le due è più probabile la prima, si legge sul Guardian, "anche se appare molto lontana".
lunedì 11 ottobre 2010
Esenzioni fiscali concesse alla Chiesa, la Ue processa l’Italia-brevi cenni
di Rita Pianese
Lo Stato italiano è soggetto ad un’indagine formale dell’Ue per aiuti di stato incompatibili con le norme sulla concorrenza, dovuta alle esenzioni fiscali concesse alla Chiesa.
Si mette in moto un’indagine approfondita sui privilegi fiscali attribuiti agli enti ecclesiastici in settori-ospedali, scuole private, alberghi e una serie di altre strutture commerciali- in cui la Chiesa gode di un’esenzione totale dell’ICI e di uno sconto pari al 50% dal pagamento sull’Ires.
La procedura per aiuti di stato sarà aperta a metà ottobre dalla Commissione europea e, alla luce delle informazioni a disposizione della stessa, non si può escludere che tali misure costituiscano un aiuto di stato; l’indagine si impernierà su tre fronti: il mancato pagamento dell’ICI, l’art.149 comma 4 del testo unico delle imposte sui redditi (che conferisce la qualifica di enti non commerciali a quelli ecclesiastici), e lo sconto del 50% dell’Ires concesso agli enti della Chiesa operanti nei settori della sanità e dell’istruzione.
Innanzitutto, prima di procedere alla disamina della questione, è opportuno dar conto del corretto inquadramento costituzionale delle esenzioni.
L’esenzione consiste in una norma eccezionale che sottrae a tassazione beni e persone che secondo regola dovrebbero essere tassati. Essa è costituzionalmente legittima se il fine a cui è preordinata è degno di tutela: cultura, beneficenza, risparmio(…),va chiarito poi che la Chiesa, se usufruisce di tali agevolazioni, lo fa in maniera identica alle altre confessioni religiose e agli altri enti non commerciali, e non in virtù di uno stato preferenziale che potrebbe avvantaggiarla rispetto alle une o agli altri.
Ai fini di una più chiara comprensione della vicenda è opportuno specificare che le esenzioni all’ICI sono previste dalla legge istitutiva dell’imposta.
Il decreto legislativo n.504/1992, infatti, prevede una serie di esenzioni tra cui, volendo semplificare, sono previste quelle per i fabbricati destinati all’esercizio del culto, e quelle per i fabbricati appartenenti ad enti non commerciali e destinati a particolari finalità ritenute meritevoli di tutela da parte del legislatore.
Ebbene, mentre per i fabbricati destinati all’esercizio del culto l’esenzione non presenta problemi interpretativi, nel caso di cui sopra, è l’ultima previsione ad essere al centro dell’attenzione poiché in essa possono essere ricompresi enti ecclesiastici le cui attività esercitate necessitano di un corretto inquadramento.
È una questione da valutare bene, la Chiesa deve pagare giustamente le tasse, evitando di affittare alloggi al centro storico a 1000 euro al mese godendo dei privilegi fiscali. Bisogna distinguere i luoghi di culto, quelli deputati all’assistenza e alle opere caritatevoli, dalle attività, che pur essendo del Vaticano, producono reddito.
Tali esoneri garantiscono alle strutture cattoliche un risparmio di due miliardi di euro annuali e un vantaggio notevole sulla concorrenza laica. Va indubbiamente valutata la situazione e va fatta una seria riflessione sull’argomento.
Dal punto di vista della concorrenza vi è un’evidente disparità.
È necessario pertanto un approfondimento accurato su beni immobili e proventi al fine di non creare squilibri tra i cittadini ed evitare le disuguaglianze.
Le vicende di cui si discute erano già state portate a Bruxelles, nel 2008, a seguito di formale richiesta di alcuni esponenti politici italiani, e nel 2010, ma la Commissione aveva in entrambe le circostanze archiviato il caso.
Oggi invece siamo in una situazione diametricalmente opposta; sarà infatti difficile per l’Italia scampare alla condanna poiché “l’esistenza dell’aiuto e resa chiara dal minor gettito per l’erario” e la norma viola la concorrenza “in quanto i beneficiari degli sconti ICI sembrano effettivamente essere in concorrenza con altri operatori nel settore turistico-alberghiero e della sanità”.
Entro 18 mesi sarà Bruxelles a decidere se assolvere o condannare il nostro Paese e conseguentemente porre fine a tali privilegi.
sabato 2 gennaio 2010
Lettera ad una figlia di emigrante
ti scrivo sull'eventualità di trasferirti in Italia...
Non lasciarti fregare dal clima.
Ha ragione Metternich, siamo un'espressione geografica, una penisola che si getta in mezzo al mare e semmai una nazione abusiva che non si merita niente.
Un colpo di culo di mille disperati che 150 anni fa ci ha trasformati in una barzelletta agli occhi di tutto il mondo.
Non farti fregare da due spaghetti e un trancio di pizza.
Ha ragione tuo padre, solo chi è stato all'estero può sapere che differenza c'è tra una nazione vera ed uno scherzo della politica e chi ti consiglia ti tornare nel luogo natio dei tuoi cari vuol dire che non sa proprio cosa ti sta consigliando.
Siamo un popolo che si è lasciato ottenebrare dalla tecnologia di bassa lega, prima la tv (in mano a degli oligarchi di basso profilo e con delle intenzioni pessime), oppure più di recente l'attenzione ai cellulari: c'è gente che ne ha ben tre (per fare cosa? neanche che gli italiani fossero maghi nella bilocazione - o tricolocazione!).
Siamo un popolo di furbi che con la coscienza illibata vota altrettanti politici furbi pensando di essere nel pieno delle proprie facoltà mentali e cognitive e forse neanche tanto inconsciamente spera di ricevere un ritorno di qualche genere, un aiuto, una raccomandazione, un'agevolazione, se non un'elusione od un'evasione di tasse o di altri obblighi.
Noi? Noi non abbiamo coraggio, siamo codardi, forse frenati dal timore di perdere le amicizie, i nostri cari, i contatti fin qui instaurati, o forse anche dal timore dell'ignoto (che poi è una scusa, non è neanche tanto ignoto il fatto che all'estero staremmo meglio).
Eravamo un paese con un'istruzione ottima che dava una cultura generale ben superiore alla media mondiale ed ora invece stiamo scendendo sempre di più.
Eravamo un paese in cui i giovani non avevano il mito della sbronza, semmai la cultura del vino, dell'assaggio e del gusto e invece negli ultimi 10 anni siamo riusciti ad importare anche questa piaga sociale. Quando vedo passare o sento parlare ragazzi delle superiori o dell'università e sento che programmano la serata con così tanto alcool da mandare a fuoco l'intera città, un'enorme tristezza mi pervade per loro e per il loro ed il nostro futuro.
Quindi concludo con un'esortazione: se vuoi aumentare le possibilità di un futuro roseo e pieno di speranza, scegli un paese qualsiasi diverso dall'Italia dove lavorare e vivere: se proprio vuoi, passa di qui per un saluto o una vacanza, sarai sempre ben accetta, perché tra le poche cose buone di questo paese c'è che ti può capitare (non sempre) di incontrare gente aperta ed accogliente che si può fare in quattro per aiutarti perché magari ne ha già passate di cotte e di crude.
Poi, se non vuoi accettare il consiglio, fai come credi, ma sappi che è disinteressato e con cognizione di causa.
Sinceramente, Riccardo.
sabato 20 settembre 2008
Pantalone paga, altri si arricchiscono...
Crisi della finanza americana e crisi Alitalia. Mi pare di vedere un punto in comune. La gestione spregiudicata (Borse d'affari americane) o incapace (Alitalia) di alcuni manager ha sputtanato l'economia di grandi aziende e, nel caso delle bancghe americane, rischia di mettere a rischio la finanza mondiale oltre che i quattrini di milioni di risparmiatori e investitori.
Soluzione: lo stato liberista (Bush e Berlusconi) paga i debiti, i privati (finanzieri soprattutto) ripartono a far profitti. Paga Pantalone. Non si parla (mi pare) di "cambiare le regole" del mercato e della finanza. La sinistra (Obama in testa), impaurita, tace o acconsente.
Ma se lo Stato deve pagare e i profitti vanno ai finanzieri, allora era meglio il socialismo reale, almeno era direttamente lo stato a pianificare l'economia!
E, scusate, in questo contesto, possiamo (dobbiamo) stare zitti quando ci dicono che non ci sono i soldi per la sanità, la scuola, l'università, la polizia, la giustizia, l'ambiente?...
giovedì 26 giugno 2008
Contro il nucleare - Per l'energia rinnovabile
"Ci sono 439 impianti nucleari al mondo, oggi, che producono solo il 5% dell’energia che consumiamo. Questi impianti sono molto vecchi. C’è qualcuno in Italia o nel mondo che davvero crede che si possano rimpiazzare i 439 impianti che abbiamo oggi nei prossimi vent’anni. Anche se lo facessimo continueremmo a produrre solo il 5% dell’energia consumata, senza alcun beneficio per i cambiamenti climatici. E’ chiaro che perché ne avesse, dovrebbero coprire almeno il 20% della produzione. Ma perché la produzione di energia sia per il 20% nucleare, dovremmo costruire 3 centrali atomiche ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Capito? Duemila centrali atomiche. Tre nuove centrali ogni mese per sessant’anni. Non sappiamo ancora cosa fare con le scorie. Siamo nell'energia atomica da 60 anni e l'industria ci aveva detto: "Costruite gli impianti e dateci tempo sufficiente per capire come trasportare e stoccare le scorie". Sessant'anni dopo questa industria ci dice "Fidatevi ancora di noi, possiamo farcela", ma ancora non sanno come fare. L'agenzia internazionale per l'energia atomica dice che potremmo avere carenza di uranio tra il 2025 e il 2035, facendo cosi' morire i 439 impianti nucleare che producono il 5% dell'energia del mondo. Potremmo prendere l'uranio che abbiamo e convertirlo in plutonio. Ma avremmo il pericolo del terrorismo nucleare. Vogliamo davvero avere plutonio in tutto il mondo in un'epoca di potenziali attacchi terroristici? Credo sia folle. E infine, una cosa che tutti dovrebbero discutere col vicino di casa: non abbiamo acqua! Questo le aziende energetiche lo sanno ma la gente no. Prendete la Francia, la quintessenza dell'energia atomica, prodotta per il 70%. Questo e' quello che la gente non sa: il 40% di tutta l'acqua consumata in Francia lo scorso anno, e' servita a raffreddare i reattori nucleari. Il 40%. Vi ricordate tre anni fa, quando molti anziani in Francia morirono durante l'estate perche' l'aria condizionata era scarsa? Quello che non sapete e' che non ci fu abbastanza acqua per raffreddare i reattori nucleari, che dovettero diminuire la loro produzione di elettricita'. Dove pensano di trovare, l'Italia e gli altri Paesi, l'acqua per raffreddare gli impianti se non l'ha trovata la Francia?
...
Mi meraviglio quando vengo nel vostro Paese e vedo che non vi state muovendo nella direzione in cui si muove la Spagna, aggressivamente verso le energie rinnovabili. Per esempio, voi avete il Sole! Avete così tanto sole da Roma a Bari. Avete il Sole! Siete una penisola, avete il vento tutto il tempo, avete il mare che vi circonda, avete ricche zone geotermiche in Toscana, biomasse da Bolzano in su nel nord Italia, avete la neve, per l’idroelettrico, dalle Alpi. Voi avete molta più energia di quella che vi serve, in energie rinnovabili! Non la state usando…io non capisco. L’Italia potrebbe. Credo che, umilmente, quel che posso dire al governo italiano è: a che gioco volete giocare? Se il vostro piano è restare nelle vecchie energie, l’Italia non sarà competitiva e non potrà godere dell’effetto moltiplicatore sull’economia della terza rivoluzione industriale per muoversi nella nuova rivoluzione economica e si troverà a correre dietro a molti altri Paesi col passare del XXI secolo. Se invece l’Italia deciderà che è il momento di iniziare a muoversi verso la terza rivoluzione industriale, le opportunità per l’Italia e i suoi abitanti saranno enormi."
Mi viene in mente Pippo quando pensava al business delle pale eoliche... e mi viene di nuovo in mente Pippo, quando non avremo più soldi per comprare da mangiare e si salverà solo chi avrà il proprio campetto.
Amico mio! Vero che non mi dimenticherai nel momento del bisogno? ;)